Visualizzazione post con etichetta prison break. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta prison break. Mostra tutti i post

venerdì 13 agosto 2010

RUBICON - la serie cospirazionista che sta facendo tremare l'America


AMCTV non sbaglia un colpo. Dopo Breaking Bad a Mad Man ecco RUBICON la terza serie originale e di successo che sta andando in onda sul canale AMC. Se avete visto e apprezzato i film I 3 Giorni del Condor e Tutti gli uomini del Presidente e in più amate le teorie cospirazioniste, i servizi segreti e il lavoro di intelligence questa serie, sappiate, che è stata scritta per voi. Il motto da ricordare è: NOT EVERY CONSPIRACY IS A THEORY.

In inglese crossing the Rubicon vuol dire attraversare il punto di non ritorno e si rifà al fatto storico che vede protagonista Cesare attraversare con l'esercito il fiume Rubicone (il confine entro il quale non potevano entrare gli eserciti, era insomma come dichiarare guerra al Senato e a Roma). Dopo questa piccola digressione è facile intuire cosa fa il protagonista della serie RUBICON.

James Badge Dale alias Will Travers è un analista di un'agenzia di intelligence, raccoglie informazioni, prepara dossier su quello che avviene nel mondo politico e finanziario. La sua perspicacia è subito evidente perchè egli riesce e cogliere dei segni o ha delle intuizioni e soprattutto mette in correlazione eventi e cose che normalmente non sembrano connesse. Mentre si aprono diverse linee narrative (un suicidio, un "misterioso incidente-omicidio", dei quadrifogli particolari) su alcuni giornali appaiono nella pagina dei cruciverba (cliccate se volete giocare) delle soluzioni ricorrenti e uguali a tutti i quotidiani. E' qualcosa di nuovo e per un analista vuol dire che c'è qualcuno che si sta scambiando messaggi. Soprattutto quando James Badge Dale scopre che è una cosa già successa in passato. Piccolo particolare non trascurabile: il protagonista ha perso la moglie e la figlia nell'attentato dell'11 Settembre. L'evento storico su cui più si è scritto in quanto a teorie complottiste e cospirazioni.




Qual'è il segreto del successo di Rubicon? E sopratutto quali sono i segreti della serie?

lunedì 11 agosto 2008

5 mosse per fare tv in maniera coinvolgente, ovvero seguendo la logica 2.0!

Vi avevo già parlato dell'interessante tesi di Ivan Askwith a proposito della TV 2.0 e in un capitolo molto godibile Askwith analizza quelle che a suo modo sono le cinque logiche che dovrebbero sottintendere l'esperienza televisiva. Ho cercato di riproporvele commentandole brevemente:

1) Ci piace guardare quello che guardiamo - la logica dell'entertainment
Guardare un programma o un canale deve dare piacere... Non ci sono alternative: che sia un piacere "di pancia" o intellettuale quello che viene trasmesso deve piacere. A tal proposito vi rimando al saggio di che analizza i vari piaceri che un testo televisivo può procurare.

2) L'hai vista quella cosa? - la logica della connessione sociale
E' l'esperienza più difficile che oggi si possa offrire. In passato, quando c'erano pochissimi canali, un programma diventava veramente il pretesto per la conversazione tra le persone e ad ogni modo la tv era veramente l'agorà di un paese. Nella storia d'Italia la tv può essere considerata a buon diritto il raccordo o l'epicentro della connessione sociale... come non ricordare la tesi di Pasolini sulla lingua italiana?
Oggi con l'esplosione delle piattaforme televisive e la nascita dei canali tematici che si rivolgono alle nicchie e ai vari target chi riesce ancora a ri-creare una sorta di conversazione ha vinto la sfida!

3) Tutti sono esperti - la logica della conoscenza
E' la logica più difficile da seguire e rappresenta la sfida più ardua da vincere: fare un canale televisivo o un prodotto per la tv che renda i propri spettatori più "intelligenti" quando spengono il canale o finiscono di guaradre un programma. Non è facile ma ad esempio REPORT riesce perfettamente in questo intento: tutti gli spettatori delle inchieste coordinate da Milena Gabbanelli il lunedì sembrano tutti esperti di pratiche fallimentari o di legislazione edile. La frase che si ripete di più e si condivide è quella che inizia così "Lo sai che....?"

4) Essere lì - la logica dell'immersione
Se un canale o una serie tv riesce a far immergere lo spettatore in quello che guarda il lavoro è fatto: nessun telecomando e nessuna zapping potrà distrarre la visione di qualcosa. Mi è successo pochissime volte (per lo più guardando una serie tv...). Io non potrei fare testo perchè sono nun curioso e sono un fissato di palinsesti e quindi programmazione e contro-programmazione... ma alla fine anche io sono "caduto" nella trappola dell'immersione. mi è successo con Lost e Prison Break e qualche gara sportiva (ciclismo specialmente). La logica dell'immersione è tipicamente cinematografica o legata alla lettura ma in futuro credo si sposterà sempre più verso la televisione. Cosa succederà infatti quando i canali inizieranno ad implementare sempre più la parte interattiva e partecipativa? Sondaggi, scelta di contenuti, commenti a caldo, partecipazione nel segnalare news e altro. Credo che sarà la parte più rivoluzionaria di un palinsesto. Esseri lì non solo nel senso di immersione ma anche in quello di partecipazione. Quando lo spettatore sentirà di stare facendo il programma o costruendo un palinsesto. Da questo punto di vista ne vedremo delle belle... e credo che difficilmente torneremo indietro.

5) Siamo ciò che guardiamo - la logica dell'identificazione
Non è soltanto una questione di target (come nel mondo del marketing si usa dire...) è una questione più profonda. Perchè riuscire a far identitificare qualcuno in un canale o in un prodotto televisivo non è una cosa semplice. Perchè chi guarda deve avvertire che si sta parlando di lui o comunque e soprattutto di qualcosa che lo riguarda. Il vero successo lo hanno quelle serie o quei canali che riescono a produrre qualcosa costruita a più livelli che quindi riesca ad interessare più persone possibili... e qui ancora dobbiamo scontrarci/incontrarci con le logiche della quantità... che sovrintendono il mercato pubblicitario.

Ed ora che la discussione abbia inizio: segnalate casi o saggi o articoli per ciascuna logica! Io sono qui pronto a discutere con voi...

venerdì 4 luglio 2008

Lost, l'orgasmo cerebrale e la TV 2.0

Per leggere questo post prendetevi pure un giorno di vacanza...
Mentre qui in Italia quando si pensa alla TV dobbiamo fare i conti con raccomandazioni e giochi di potere, negli USA (tanto per cambiare…) si sperimentano e producono contenuti che hanno già fatto storia e che alimentano il dibattito sul futuro della tv. Ne avevo parlato in questo precedente post: la tv si sta evolvendo e possiamo infatti parlare già di TV 2.0. A tal proposito sto leggendo un’interessante tesi discussa al Mit con Henry Jenkins da Ivan Askwith (assistente di Steven Johnson nella stesura del libro “Tutto quello che fa male ti fa bene”) dal titolo emblematico “Television 2.0: Reconceptualizing TV as an Engagement Medium”. La tesi in generale è molto interessante e apre uno squarcio sul dibattito negli USA sui cambiamenti repentini che sta vivendo il mezzo televisivo sia per quanto riguarda il modello economico che per quel che concerne i contenuti. Tempo fa avevo iniziato a scrivere di TV 2.0 parlando delle nuove esperienze di tv che fanno del “coinvolgimento” del pubblico la loro identità di rete non più legata ai dati sociodemografici bensì agli stili di vita e agli interessi. Facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire cosa intendiamo con TV 2.0 distinguendo tra “coinvolgimento aperto” e “coinvolgimento chiuso”.

Coinvolgimento aperto e chiuso

Lev Manovich ha introdotto tempo fa una distinzione tra interattività aperta e interattività chiusa. Nel suo saggio e in varie interviste spiega cosa intendesse dire “Il concetto d’interattività 'chiusa' si riferisce alla selezione all’interno di una serie di scelte definite a priori – ad esempio, scegliere quale scena del film vedere nel DVD o scegliere l’area di un sito web. Quello di interattività ‘aperta’ è riferito a un’interazione più complessa tra l’essere umano e il computer in cui il contenuto non è determinato a priori (o per lo meno non tutto il contenuto), bensì generato in tempo reale in relazione alle azioni dell’utente.”
Quindi, ispirandoci a Manovich, possiamo affermare che possiamo avere due tipi di coinvolgimento da parte di un canale o di un contenuto: quello aperto e quello chiuso. Se scelgo il contenuto di un canale, lo guardo, mi appasiono e lo seguo parliamo del primo caso se invece partecipo al palinsesto, segnalo le news, posso interagire con la diretta ecc… parliamo di coinvolgimento aperto. Il contenuto viene generato grazie a me quasi in tempo reale. Tutti i viewers posson tranquillamente affermare “Io sono importante per far funzionare il canale, io sono il canale o il contenuto”. Di questa ultima accezione parleremo in un prossimo post. Ora vorrei occuparmi del “coinvolgimento chiuso” e prenderò ad esempio Lost. Ma prima di andare al nocciolo della questione ci sono due punti su cui dovremmo soffermarci e su cui vorrei divagarmi:
a) Lost è una serie dalle trame multiple
b) Lost è una serie labirinto

a) Lost è una serie dalle trame multiple
Nel suo libro “Tutto quello che fa male ti fa bene” Steven Jhonson afferma “i programmi televisivi popolari hanno anche aumentato lo sforzo cognitivo che chiedono al proprio pubblico, esercitando la mente in modi che sarebbero stati inauditi trent’anni fa. A coloro che seguono in modo approssimativo il dibattito sull’impatto culturale dei mezzi di comunicazione, l’idea che la televisione stia in realtà migliorando la nostra mente sembrerà un’eresia.” Insomma se è vero che leggere un libro porta dei benefici cognitivi (attenzione, pazienza, memoria, analisi di fili narrativi) questo assunto vale anche per una serie tv che ha nel proprio dna le trame multiple. Se è vero che I Soprano sono stati un contenuto rivoluzionario, rispetto ai contenuti televisivi precedenti, per le succitate ragioni, Lost lo supera abbondantemente. Facciamo un esempio. Nell’ottavo episodio della prima serie abbiamo ben 9 sottotrame (secondo l'analisi di Johnson pubblicata nel suo libro a pag. 191)
Se invece prendiamo la prima puntata di Lost della seconda serie (nella prima serie la struttura di ogni puntata presenta i vari protagonisti mentre nelle successive si entra nel vivo della storia) troviamo ben 6 sottotrame e ben 11 dei temi ricorrenti nella serie per un totale di “17 linee narrative” che dobbiamo costantemente seguire e tenere a mente.

A cosa servono le trame multiple? Diciamo che ci sono almeno due vantaggi. Il primo in riferimento al nostro essere spettatori: grazie a questo tipo di contenuti il nostro cervello gode di una specie di “orgasmo cerebrale” infatti queste tipo di serie vengono prodotte per ottenere un impatto a lungo termine, un impatto che richieda al pubblico di rimandare per un po’ la gratificazione, di controllare quell’impulso in previsione di una chiusura più complessa e pienamente soddisfacente in seguito (Bochco dixit). Oltre ai benefici sopraccitati ci sono vantaggi anche a livello economico. Questo tipo di prodotti, infatti, alimentano “l’economia della ripetizione”: più i contenuti sono complessi più vi è la possibilità che le repliche vengano seguite non solo da chi non ha mai visto la serie ma anche da chi l’ha già vista e vuole capire cosa si è perso. Inoltre vi è un'alta probabilità che chi ha già visto una serie acquisterà con piacere i DVD perché le storie sono così complesse e autoreferenziali che è necessario compiere uno sforzo per trovare un senso alla prima visione e alla fine, l’unica cosa che si desidera fare è rivedere quanto prima la puntata.

b) Lost è una serie-labirinto
Sono convinto che possiamo definire Lost come una serie-labirinto. C’è un capitolo (ripreso ottimamente nel film) del libro di Umberto Eco “Il nome della rosa” in cui ad un certo punto il lettore si ritrova immerso in un mare di libri, ovvero si trova nella biblioteca-labirinto del monastero. Mentre da una parte si subisce il fascino di quel luogo e ci si ritrova a voler capire perché c’è un labirinto e perché tutti quei libri e perché un sacco di cose, dall’altra ci si immedesima nei due protagonisti che vanno alla ricerca disperata dell’uscita. Si vengono così a determinare due forze: una centripeta che spinge il lettore/spettatore a soffermarsi nel pericolo, a voler indagare, a voler vedere come è il labirinto, l’altra centrifuga che lo spinge a desiderare di uscire dalla situazione precaria, che lo obbliga a darsi alla fuga e a voler tornare alla situazione normale. La stessa cosa che accade in Lost. Se da una parte i fili narrativi della vicenda costringono lo spettatore a voler desiderare la fine dell’odissea dei passegeri dell’Oceanic , dall’altra si ha piacere a soffermarsi su alcune vicende “subendo il fascino” dei misteri dell’isola. In altre parole se da una parte si spera che arrivino i soccorsi dall’altra si vuole scoprire quanto è possibile sull’isola. In realtà, come in Prison Break, le questioni drammaturgiche sono molteplici e quelle che nelle prime serie erano strategiche diventano marginali. Le uniche domande sensata non sono più riguardo i personaggi, perché sono lì e come faranno ad uscire bensì: perché c’è quell’isola, esiste davvero, a chi appartiene e soprattutto qual è il gioco di potere che vi si nasconde dentro?

Nel prossimo post analizzerò perchè Lost è un contenuto della TV 2.0, nel frattempo sono molto graditi i suggerimenti, le critiche e le collaborazioni. Per qualsiasi cosa contattatemi qui.

giovedì 10 maggio 2007

E UNIBUS PLURAM -2

Dalla scorsa estate ho l'onore di scrivere su uno dei blog più vivaci del blogo/globo, ovvero, tvblog.it spazio dove si può leggere e commentare le notizie più disparate inerenti la scatola magica. Tra i miei articoli [di cui gradirei i vostri eventuali commenti ] vi segnalo quello sulla Post-televisione in cui si dice tra l'altro che non saremo più uniti come lo siamo stati fino a ieri, quello su Prison Break [l'unica seria tv che mi ha veramente imprigionato] e poi anche quello sui 18 anni di Blob in cui parlo del Blobblog di cui sicuramente tornerò a scrivere prossimamente!

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...