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lunedì 3 dicembre 2007

La tv che viene dalle "periferie"

Carlo Freccero ha scritto i saggi più importanti sul rapporto audience-palinsesto (per la mia tesi mi concesse anche un'intervista molto acuta). Tra questi vi è "L'audience come periferia" pubblicato all'interno del libro-guida di Aldo Grasso "Che cos'è la televisione". Vi propongo di leggerne qualche riga su questo blog: "Mi piace pensare all'audience come alla periferia di una grande città. Nel centro si trovano i monumenti, i reperti storici, ma anche i luoghi di aggregazione e socializzazione. Nel centro si costruiscono la cultura e la moda. Nel centro si danno appuntamento gli opinion leader. La sera il centro è scintillante di luci, di insegne, di vita. Ma basta allantonarsi dal centro per vedere quelle luci affievolirsi, farsi sottotono, confondersi con la nebbia in cui sono immerse le cose. E' la periferia. Qui le luci della strada sono fioche e giallastre, ma un'altra luce filtra attraverso i vetri delle finestre. E' la luce lattiginosa della televisione. Brandelli di suono ci seguono nel nostro itinerario. La televisione è la colonna sonora della periferia. Questa realtà quotidiana dimessa, priva di slanci, immobile ed eguale, ha trovato nella televisione il suo mezzo di espressione. E' l'audience profonda che inesorabilmente livella i palinsesti televisivi, che smussa la sperimentazione, limita ogni cambiamento"
E' un saggio citato da molti autori televisivi e uomini di marketing. E' a tratti poetico ma a mio parere non fotografa più la realtà attuale. Mi spiego meglio. Ogni giorno, per il lavoro che faccio, guardo molti contenuti che vengono dalla rete: corti, mini-format, videopodcast, inchieste di citizen journalism. E ogni giorno trovo cose nuove. Cerco di mettermi in contatto con gli autori e se possibile provvedo a trovar loro una collocazione in rete o in qualche programma televisivo. Sono per la maggior parte contenuti prodotti da miei coetanei, che abitano proprio in quelle periferie che seppur dimesse conservano ancora slanci di creatività. La TV, si sa, in Italia la si produce o a Roma o Milano eppure loro ( i miei coetanei, intendo) le loro performance le fanno dove capita: per strada, nelle loro camerette o negli spazi che hanno a disposizione. C'è che i programmi li fa in scooter e chi in macchina. Poi quei contenuti li mettono in rete e condividendoli abbattono le categorie spazio-temporali. Nel web non esiste nè il centro e nemmeno la periferia. Ed è proprio in questo magma che ho trovato le sperimentazioni migliori. Certo siamo proprio all'inizio: alcuni di loro non mettono le luci come dovrebbero, altri non impostano l'audio nel giusto modo. Ma proprio giocando e divertendosi stanno impostando un nuovo modello generativo per i contenuti. E chissà che verrà il futuro della tv e avrà i loro occhi.

venerdì 20 luglio 2007

Net Nativi & Televisione

In questi giorni sono suggestionato dai video caricati in rete che parlano di televisione. Li condivido con voi: a presto una riflessione a riguardo!





martedì 17 luglio 2007

Casalinga di Voghera: addio!

Dopo il focus sulle trasformazioni della tv digitale e quello dedicato ai telefilm, Link il magazine più innovativo sulla televisione analizza i nuovi rapporti tra la scatola magica e il pubblico. Anche questo numero è ricco di interventi e acute analisi. “Finalmente ci siamo. Annunciata, invocata, negata e poi ecco: la rivoluzione dei media pare essere alle porte. [...] Ci scopriamo a guardare la televisione per strada con i videofonini, davanti a una scrivania su Internet, e magari, udite, liberi da qualsiasi vincolo di “flusso” [...]” esordisce Laura Casarotto.
Ma subito si passa al centro della questione: se Fausto Colombo si sofferma sul fatto che è finita l'era della fruizione istantanea e condivisa, Carlo Freccero ritornando sulla storia della tv condivide le sue suggestioni sui pubblici attivi del futuro. La sensazione generale leggendo gli interventi è che forse tra qualche anno prenderemo atto che non saremo mai più uniti come lo siamo stati guardando la tv di matrice generalista. Proprio Anna Sfardini elogia il nuovo spettatore dell'era post-televisiva impegnato in pratiche attive di interpretazione che come sottolinea Henry Jenkins, il nuovo McLuhan, non solo si fa promotore dei contenuti che più gli aggradano ma diventa a tutti gli effetti un broadcaster. Ivan Montis, infatti, a tal proposito dedica il suo intervento alla produzione degli user generated contents che sono sintomo del bisogno espresso dal pubblico di stabilire relazioni sociali in modo paritetico anche nell'ambito della produzione di contenuti. E dunque? E' arrivata l'ora di salutare per sempre la figura del couch potato? Forse si! La casalinga disperata di Voghera ormai non ne può più di palinsesti mobili e precari e di programmi che si allungano inesorabilmente sempre più. Nuovi contenuti per nuove piattaforme e soprattutto personali modalità di fruizione. La rivoluzione è appena cominciata e il futuro è di nuovo da disegnare.

domenica 15 luglio 2007

Net Tv is linking People/1

Costruire programmi televisivi è come costruire calamite. In altre parole, miscelare insieme gli ingredianti utili per dotare un racconto fatto di immagini di una forza magnetica. Chi scrive o produce format sa che l'obiettivo finale è attirare persone. Paolo Taggi nella sua bibbia dei format spiega in modo molto originale la storia della tv usando i pronomi personali: c'è stata la stagione degli essi, quando erano in pochi a fare la tv, poi quella del voi e subito dopo quella del noi (la fine degli anni '70 con l'esplosione delle tv locali, per intenderci) quando tutti potevano andare fisicamente in tv perchè in fin dei conti parlava di noi. Negli anni '80 c' è stata la tv dell'egli (la televisione si avvicinava all'interiorità), poi con il successo della tv commerciale abbiamo avuto la tv del tu, quella in cui si cercava l'identificazione, la prossimità con il target. Infine è arrivata la tv dell'Io. Personalmente credo sia necessario fare un ulteriore approfondimento e direi che sono distinguibili tre fasi della tv dell'io:
-quella dello stare in tv (negli studi, nelle piazze alla Santoro a far sentire la propria opinione ecc...)
-quella dell'essere la tv (immaginiamo i protagonisti dei reality come il Grande Fratello che si ritrovano da essere perfetti sconosciuti a utili fram-menti di programmi tv riproposti poi in tutti i generi e a tutte le ore ecc.)
-quella del fare la tv in prima persona.
Non so se questo sillogismo possa reggere, ma mi sembra che la conseguenza diretta di questo discorso è che forse oggi fare contenuti voglia dire trasformarsi in una calamita. Pensiamo a tutti quei video che attirano milioni di persone e aggiornano continuamente il numero dei visitatori. Eppure non basta. Sarebbe troppo facile fare un video-calamita (virale?) postarlo su una piattaforma e vedere quante persone sono state attratte da quel nostro video ma sarebbe un pò come funziona per tutti i format televisivi. In questa era dell'abbondanza forse non basta più solamente attrarre, forse l'imperativo categorico è generare connessioni. Non solo in senso stretto. Un pò quello che avviene il martedì e il giovedì alle 22 su NETTV: tommaso tessarolo, axell, massimo mantellini, vittorio pasteris, luca conti e tutte le persone che da ogni città o nazione diversa si riuniscono e interagiscono per condividere opinioni, lanciare messaggi, conversare sui temi più disparati: dall'iphone all'emergenza climatica. Pop art is linking things scriveva Andy Warhol, Net Tv is linking People mi permetto di parafrasare. La vera rivoluzione della Net Tv è proprio questa: linkare le persone, le loro storie, i loro punti di vista. La vera forza per generare conversazione sta qui: non solo attirare persone ma attirarle per far nascere condivisione. E chissà che sperimentando non troviamo l'equilibrio tra personalizzazione e connessione (come auspicava anche Federico di Chio).

giovedì 12 luglio 2007

La tivù (adesso) sei tu...

Alessandro Gilioli e Paolo Pontoniere hanno pubblicato sull'Espresso di questa settimana un'inchiesta interessante sulla rivoluzione che sta investendo la televisione in questi anni. Il titolo è abbastanza emblematico "La tivù adesso sei tu". E' un discorso che stiamo facendo da molto tempo sia su questo blog che in altri e fa piacere constatare che ne parlino anche i settimanali a larga diffusione.

In sintesi la rivoluzione interessa tre campi:
- la tecnologia (la convergenza con il web);
- la fruizione dei contenuti;
- la produzione dei contenuti.
Rispetto al passato la vera rivoluzione copernicana è la centralità degli utenti: palinsesti personalizzati, fruizione dei contenuti su vari , programmi on demand, possibilità di accedere agli archivi e persino la possibilità di creare potenziali contenuti.
Nell'articolo vengono citati i vari progetti che i grossi network come Al Jazeera, Nbc, Cbs stanno portando avanti. Non mancano, poi, i riferimenti all'Italia.
Mediaset è ormai attiva su tutti i fronti: per quel che concerne la distribuzione/fruizione ecco Rivideo (a proposito vi consiglio il post di Tommaso.Tessarolo), sul fronte della produzione stanno per partire Talent1 cui si affiancherà anche la prossima edizioni di Amici di Maria De Filippi con Talent One.
Nell'articolo sull'Espresso c'è l'intervista a Franco Iseppi, ex direttore generale della Rai e oggi responsabile dell'innovazione digitale, che spiega la situazione sul fronte Rai: "ci sono anche altre iniziative interessanti della Rai nei cosiddetti new media, ma trattasi di operazioni singole, il cui successo (quando c'è stato, e c'è stato) è da ricondursi a capacità professionali e alla disponibilità a scommettere di alcuni managers e dei loro collaboratori. Non si è finora tenuto conto dei suggerimenti innovativi che queste esperienze possono portare nel concepire la filiera produttiva, la confezione dei prodotti, la predisposizione dell'offerta, le tecniche di marketing e di valutazione del comportamento della utenza. Di contro, come avviene nelle fasi di sperimentazione, i numerosi tentativi di aggregazione delle esperienze non hanno avuto esito positivo. Ogni attore di questa storia ha investito autonomamente e non collettivamente nella conoscenza del campo".
Sull'Espresso vengono citate e raccontate altre esperienze e nuovi progetti, ma non volendo fare spoiler eccovi il link da cliccare.




mercoledì 4 luglio 2007

NetTv e vita quotidiana/2

Verrà il futuro della televisione e avrà i tuoi occhi, scrivevo qualche post fa. Dopo aver riflettuto sulla Net-Tv, come sistema tecnologico, rileggendo e commentando alcuni passi del saggio di Silverstone credo che il passo succesivo sia quello di analizzare le dinamiche di fruizione e produzione nell'era delle post-televisioni. Sempre Silverstone scriveva "Il consumo dipende dalla produzione. Non possiamo consumare ciò che non produciamo. Il consumo stimola la produzione. Senza distruzione non si può creare."
La lucidità di questa affermazione sta nel fatto che, lo studioso, sembra quasi aver anticipato le dinamiche che stiamo vivendo come rivoluzione in questi tempi. Dopo anni di passività forzata, grazie alla tecnologia, produrre e distribuire contenuti è alla portata di tutti. La nuova figura è quella del prosumer, il consumatore che produce ciò che consumerà. Come dire: dalla passività alla totale inter-attività, dal couch potato allo spettAttore.
Perchè le persone producono contenuti? si chiedono in tanti. "Perchè se lo possono permettere" come scrive Tommaso Tessarolo nel suo libro o perchè siamo tutti dei gran narcisi (compreso noi che scriviamo sui blog) desiderosi di essere protagonisti in prima persona? Sicuramente entrabe le cose ma c'è n'è un'altra. Della rivoluzione scatenata dagli User Generated Content ne ha scritto Bruno Pellegrini nel suo libro "Io? Come diventare videoblogger e non morire da spettatore". A mio avviso già il titolo suggerisce la risposta alla domanda sul perchè le persone producono contenuti e la chiave di lettura di uno dei fenomeni più interessanti degli ultimi anni che ben si ricollega al saggio di Silverstone. Se è vero che nelle dinamiche di consumo sono sottese attività di distruzione, nulla osta imaginare che è arrivato il momento del consumo creativo o produttivo. Inoltre, se è vero che nel consumo esprimiamo la nostra identità sarà altrettanto vero che nella produzione, anche e soprattutto, dei contenuti i vlogger esprimono il loro modo di stare nel mondo. Virtuale, si dirà, ma pur sempre un mondo. Costruito da loro e per loro e per chi si mette in gioco. Attraverso la produzione di video si comunicano gusti e sensazioni, si proietta la propria personalità, la propria umanità, sentimenti ed emozioni (insomma tutte quelle cose che chiamiamo vita). Attraverso un videoblog si prendono posizioni e, perchè no, si condividono arte e saperi. In questo presente in cui si ha così tanta nostalgia di futuro si può produrre un video e vedersi in onda. Esprimere e portare avanti le proprie convinzioni politiche e chissà innescare una rivoluzione.

lunedì 2 luglio 2007

Questa sera...

nettv





Nuova puntata di @NighOnNetTV dal titolo "iPhone ed i fenomeni di massa lanciati da Internet". Questi i temi che verranno discussi:

E' scoppiata la iPhone mania. File di campers, scene d'isteria collettiva, in diretta via internet. Quanto il delirio iPhone è figlio della rete? Non si era mai visto nulla del genere per un telefono. Analisi del fenomeno iPhone, la strategia di lancio, il ruolo della rete (e della blogosfera, prevalentemente Apple oriented?). Cos'ha l'iPhone di veramente rivoluzionario, quali i suoi limiti. Cosa si prevede nel prossimo futuro, quali nuovi contenuti? quale destino per il lancio europeo. In anteprima i risultati del sondaggio di VoIPBlog "Compreresti un iPhone?". Come sempre non mancherà la rilettura del tema grazie ai NonRassegnataStampa ospiti in studio.

Ospiti in collegamento: Max Hoat (Mogulus CEO), Vittorio Pasteris, Andrea Toso (Axell), Suzukimaruti (Enrico Sola), Federico Fasce, Pietro Saccomani, Salvatore Ditaranto, Giorgio Gianotto.


La chat sarà a cura di Saverio Cannito e come sempre produzione, set-up e regia di Alexander Renzetti (Alex).


Conduce: Tommaso Tessarolo
Inizio ore 22:00, durata 1hr
su: http://tommaso.tessarolo.it

Link

--- Il feed del palinsesto NETTV per non perdersi nessuna puntata.
--- Il Google Calendar con tutte le puntate NETTV.


Technorati ,

La TV sui cellulari

In questi giorni si parla molto di iPhone e credo che se ne parlerà anche domani sera su NetTv (a proposito cliccate qui, per essere sempre informati).
Leggo poi che è stata presentata la ricerca di Nextplora sulla fruizione dei contenuti televisivi attraverso i cellulari. L'articolo di Alessandro Longo su Repubblica.it è abbastanza esplicativo e ricco di suggestioni: "dopo la sbornia dei mondiali, la Tv mobile è scomparsa dalle pagine dei giornali e anche dalla pubblicità: non è più coccolata come prima."
Molto interessante l'identikit del fruitore del tv-fonino "Ha 20-34 anni, cioè un po' più vecchio del tipico utente di servizi a valore aggiunto per cellulari" inoltre "a usare il servizio sono soprattutto i maschi meridionali".
Le nuove generazioni, a quanto pare, sono stanche della Tv normale pertanto è ancora più inutile vederla sul cellulare. A quando una content revolution?
Anche perchè secondo le stime della Commissione Europea il valore economico della mobile-tv si aggirerà tra i 7 e i 20 miliardi di euro con 200-500 milioni di utenti al mondo.
A presto una riflessione sui contenuti e chissà qualche buona anticipazione.

martedì 26 giugno 2007

Net Tv e vita quotidiana/1

Una delle sfide più affascinanti che ci aspetta in futuro è quella di rileggere e, perchè no, riscrivere tutti quei saggi riguardanti la televisione (paleo o neo non importa) con un ottica diversa. Per chi ha studiato, analizzato e sviscerato quella che in molti hanno chiamato specchio o scatola magica, deficiente o cattiva maestra l'imperativo categorico è di focalizzare l'attenzione su quelle che stiamo chiamando Net Tv o in modo più ampio Post-Televisioni. Uno dei testi fondamentali è quello di Roger Silverstone "Televisione e vita quotidiana" (per la particolarità di riuscire a collegare la tecnologia al racconto sociologico) che dopo aver letto il libro di Tommaso Tessarolo sto cercando di approfondire con uno sguardo diverso. La prima considerazione di Silverstone riguarda "l'aspetto genuinamente quotidiano della televisione". Lo studioso si chiede "Come è accaduto che una tecnologia, un mezzo di questo genere si sia insinuato così profondamente e intimamente nelle fibre della nostra vita di tutti i giorni?" Silverstone parla a proposito dell'esperienza della televisione e mi preme sottolineare le parole esperienza della televisione che il massmediologo collega al concetto di esperienza culturale proprio perchè la domanda fondamentale è capire cosa c'è nella tv che la fa essere un oggetto potenzialmente significativo? Semplicemente per il fatto che è costantemente disponibile, perchè è una presenza costante. E' eterna scrive addirittura a pagina 35 del suo saggio. Per Silverstone è proprio il fatto che la televisione (intesa come contenuti) viene a configurarsi come un membro interno della famiglia e incluso nello spazio domestico (inteso come oggetto-il televisore) la rende un oggetto potente. Quello che veramente ci deve far riflettere, però, è quando Silverstone scrive che "la televisione è una gran parte della scontata serialità televisiva e spazialità della vita quotidiana. La sua programmazione riproduce (o definisce) la struttura domestica" o ancora "la televisione è un mezzo domestico. E' a casa che la si guarda, che la si ignora, o se ne discute [...] è parte della nostra cultura domestica".
D'accordo per la casalinga disperata di Voghera (sull'orlo di una crisi di nervi per programmi allungati e palinsesti non rispettati) ma per il nipote smanettone, con un ipod alle orecchie , un tivufonino, un myspace e un invito a Joost appena recapitatogli il discorso non regge più. I contenuti (televisivi) non si vedono più secondo le logiche dei broadcaster (come già succedeva da tempo) ma soprattutto non si fruiscono più soltanto grazie al televisore e di conseguenza solo a casa (... lo spazio domestico). Una serie tv, un programma di classifiche musicali, una docusoap oggi possono essere distribuiti in maniera lineare o non lineare e perdipiù su molti supporti. Di conseguenza l'esperienza televisiva, grazie alle nuove tecnologie, la si può vivere ovunque e ogniqualvota si vuole (potenzialemente). Anywere, anytime scrive Benjamin Kott in Mediamorfosi. Inoltre se, come scriveva sempre Silverstone, "la tecnologia è il luogo di una lotta (per quanto impari) per il controllo: per il controllo dei suoi significati e per il controllo della sua potenza" proprio grazie alla tecnologia, hardware e/o software, la lotta volge a favore di noi tutti. Infatti, liberati dalla schiavitù dei palinsesti verticali e orrizzontali, stagionali e di garanzia faremo esperienza culturale di televisione senza essere additati di esserne inconsapevoli vittime e chissà che non correremo il rischio di diventare broadcaster di noi stessi. Vuoi vedere che verrà il futuro della tv e avrà i nostri occhi?

giovedì 21 giugno 2007

L'estetica nell'era YouTube & Co.

Urge una riflessione su quelli che Pasquale Napolitano su Ninjamarketing chiama paradigmi visuali del web 2.0.
Si impone un dibattito sulla modalità di produzione degli user generated content, sull'estetica dei contenuti nell'era YouTube & Co. e soprattutto sulla modalità di fruizione dei video condivisi in rete. Questo interessante mini-saggio sta funzionando come un'enzima sulla riflessione che sto portando avanti e che avevo cominciato con "Non saremo mai più uniti..."
Non vi anticipo nulla: ecco il link dal quale scaricare il mini-saggio di Pasquale Napolitano.
Buona lettura!

mercoledì 6 giugno 2007

NON SAREMO MAI PIU' UNITI...

Leggendo il libro di Tommaso Tessarolo mi sono tornate in mente considerazioni che avevo scritto in un articolo che vi ripropongo.

La chiamiamo Post-televisione ma non esiste ancora una definizione scientifica per circoscrivere questo nuovo fenomeno. Certe parole nascono per poi essere usate e abusate nelle discussioni su cose dalla natura complessa e complicata. Come la televisione. È innegabile che sia in corso un cambiamento che spiega l’uso di questo neologismo a proposito di questo passaggio alla tv digitale che come scrive Federico Di Chio a migrazione compiuta potremo non riconoscerla più , sottintendendo la tv.
La rivoluzione copernicana sta coinvolgendo sia il livello di produzione che quello di fruizione. Se da un lato la tv analogica viveva questi due momenti (produzione e consumo) in maniera separata, dall’altro la post-tv incarna un modello dove produzione e consumo sono strettamente collegati se non proprio incorporati. Non a caso il protagonista della post-tv è il Prosumer, ovvero il produttore consumatore (si pensi a Qoob o a Theblogtv.it ): si fruisce ciò che si produce, si produce per fruire.

Ma c’è un’ altra osservazione da fare in questa fase tra il non più e il non ancora. Quella che eravamo abituati a chiamare tv era il flusso fatto di programmi, pubblicità, annunci, promo ecc. che si riversava sugli utenti secondo la logica e unibus pluram – da uno a tanti. Quello cui andiamo incontro è qualcosa di diverso. Che fine farà il palinsesto generalista? Stanno scomparendo i palinsesti? E il consumo? Prenderemo finalmente atto che il consumatore di testi mediali non è un essere passivo, ma che in realtà sceglie sempre cosa guardare? Nel prossimo futuro ognuno consumerà un prodotto audiovisivo diverso sulla piattaforma che preferisce e con la possibilità di usufruire di programmi, senza per questo sottoporsi ai messaggi pubblicitari o all’impaginazione imposta dal broadcaster il flusso non sarà più tale. Il Blob non farà più paura. Si parcellizza il consumo, l’unità di misura della televisione ri-diventa il frammento (lo avevano già detto Adorno e Horkheimer a proposito dell’industria culturale).

A fronte di queste suggestioni mi preme fare una considerazione. Quando negli Stati Uniti morì Elvis Presley, il critico Lester Bangs scrisse non saremo mai più concordi su una cosa tanto quanto lo siamo stati su Elvis. Noi in Italia non siamo mai stati uniti su nulla, anche nella musica abbiamo creato scontri celebri come quello Battisti vs De Gregori, intrattenimento vs impegno e tutte quelle polemiche che siamo bravi a creare e alimentare su tutto e tutti. Ma su una cosa ci siamo sempre trovati d’accordo: la critica a-critica nei confronti del sistema televisivo Rai/Mediaset. Non importa quali programmi siano andati in onda, quali trasmissioni si guardino e/o si critichino, quali veline, schedine, letterine ecc ci appassionino e ci nauseano. L’importante è finire, tutti insieme, a parlare di televisione. Solo e sempre di tv. Guardiamo gli stessi programmi, zappinghiamo su quel flusso (malefico? benefico?) televisivo e non importa da che parte ci si ritrovi: alla fine un argomento televisivo comune su cui litigare, parlare e discutere lo si trova sempre. E ti senti comunque partecipe di qualcosa in comune, senti di avere un argomento condiviso.

Tra qualche anno con i canali del digitale terrestre, la piattaforma satellitare Sky, la tv di Fastweb, le partite su Rossoalice, le web-tv, i programmi sui cellulari, come faremo? Su cosa ci confronteremo? Vuoi vedere che non saremo mai più uniti come lo siamo stati su quella deficiente della tv?

articolo pubblicato il 3 Novembre 2006 su Tvblog.it


giovedì 10 maggio 2007

E UNIBUS PLURAM -2

Dalla scorsa estate ho l'onore di scrivere su uno dei blog più vivaci del blogo/globo, ovvero, tvblog.it spazio dove si può leggere e commentare le notizie più disparate inerenti la scatola magica. Tra i miei articoli [di cui gradirei i vostri eventuali commenti ] vi segnalo quello sulla Post-televisione in cui si dice tra l'altro che non saremo più uniti come lo siamo stati fino a ieri, quello su Prison Break [l'unica seria tv che mi ha veramente imprigionato] e poi anche quello sui 18 anni di Blob in cui parlo del Blobblog di cui sicuramente tornerò a scrivere prossimamente!

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