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martedì 1 novembre 2011

TV & CRISI: siete d'accordo con Paolini?

Ieri sera la fiction su RaiUno Cenerentola ha battuto Il Grande Fratello su Canale5. Gregorio Paolini - sì proprio lui, il padre di programmi come Target, La Macchina del Tempo, Tintoria, Sugo - ieri sul suo blog ha scritto una riflessione condivisibile dal titolo molto accattivante "La tv della crisi e la crisi dei format".



Siccome è raro che qualcuno che lavora in tv, condivida le proprie riflessioni, mi sembra interessante riproporvi il suo post. Per eventuali commenti potete andare direttamente qui. Nel frattempo buona lettura!



La tv della crisi e la crisi dei format
di Gregorio Paolini

E’ vero che Cenerentola è un topos che funziona sempre, ma il 26% al giorno d’oggi è un dato da far perdere la testa. Soprattutto se confrontato con alcuni flop recenti delle ammiraglie. Tutto sembra confermare (vedi anche il dato di Don Matteo) che da noi ancora più che all’estero la crisi sta ridisegnando la domanda del pubblico televisivo: nella tv della crisi o combatti o rassicuri.

Ti scelgono se sei un combattente, e quindi vieni considerato “dalla parte di buoni” –almeno da quella parte di pubblico, sempre più maggioritaria, che ha al centro della sua agenda mentale la fine dell’era berlusconiana- e allora il “genere” conta poco, purché rientri nel nuovo “macrogenere” (e allora non importa che sia un talk o un programma comico, l’importante è che sia “visibile” – quindi preferibilmente in prime time- e chiaro nei suoi obiettivi, una sorta di surrogato mediatico della manifestazione di piazza (che nella precedente epoca storica aveva anche un fortissimo elemento rassicurante e quasi consolatorio).

Oppure se rassicuri: rassicuri il pubblico più anziano e tradizionale con ricette immediatamente comprensibili e fruibili, una sorta di prozac televisivo; o rassicuri una parte fondamentale di pubblico femminile, quello degli SMS (i programmi di culto mariano, dove per Maria si intende la De Filippi, o lo stesso GF, di cui quel pubblico apprezza in qualche modo la continuità e la “verità” della produzione di nuovi personaggi e quindi nuove piccole success stories).

Tutto ciò che sta in mezzo, e prima di tutto la palude dei “format” medi -quelli che languiscono per mesi o anni sugli scaffali dei principali produttori internazionali e poi vengono scodellati quando il direttore di rete non sa come riempire una serata- tende a fare flop. Il “format medio” di intrattenimento viene vissuto come inattuale. Ecco; inattuale è la parola. Non parlano di noi, non servono né a fuggire né a lottare e quindi sono inutili.

Non è che sul mercato internazionale non ci siano segni in qualche modo coincidenti (nei mercati la parola d’ordine è “feelin’ good”): Tv Formats, che è abbastanza informato, scrive: “It’s a tough world out there” e sottolinea che “consumers are flocking to their Tv sets for feel-good shows that can whisk them away”. Ma la nostra situazione, come tutti sappiamo, è un po’ particolare. Vogliamo rilassarci ma siamo anche discretamente incazzati. E poi siamo un popolo che è sempre vissuto dell’effetto bandwagon, in alcuni momenti storici ondeggia all’unisono, come una gigantesca ola.

C’è da dire anche che in questi ultimi anni il mercato mondiale sforna in continuazione variazioni sul tema di meccanismi ormai usurati, che hanno un loro ruolo in palinsesti fortemente strutturati come quelli del Nord Europa o degli Stati Uniti (dove durano comunque un’ora o poco meno e non sostituiscono l’interminabile “messa cantata” che il pubblico generalista italiano è ritornato a chiedere in prima serata: una messa cantata che magari non ha i lustrini di una volta ma deve contenere emozioni forti, senso d’appartenenza, e un vero e proprio lavacro spirituale).

I bambini che cantano, il grande entertainer che fa il suo monologo (Fiorello funzionerà, eccome se funzionerà) , il giornalista senza macchia che mette alla berlina i cattivi (Santoro funzionerà, anche parcellizzato), il comico che sbeffeggia i potenti (Crozza), l’inchiesta dura e cruda senza troppe sfumature (Report e Presadiretta), ma anche Zelig perché “anche se vanno su mediaset sono buoni e family” e quindi trasversali, oppure tutta la nera, da Chi l’ha visto a Quarto grado, perché questi programmi in diverso modo si rivolgono a un pubblico (anziano) che si rassicura quando vede “il male in faccia” e non dietro la porta.

Per gli altri ci sono solo strapuntini:

per il talent fatto con pochi soldi e qualche incertezza sul target di riferimento;

per il talk politico condotto anche bene ma ”sulla rete di Fede” – e quindi il pubblico politicizzato, anche quello che legge il Foglio, o snobba;

o per l’insistenza su sottogeneri (come la danza) che il pubblico considera già presidiati (come se qualcuno volesse farvi la pedicure due volte a settimana).

Tutto ciò che destabilizza, che non ha un centro preciso (anche una fiction innovativa come quella di De Maria che però non era né un melò né un crime antimafia) perde, infastidisce, risulta trasparente al “grande pubblico televisivo”. O a quello che ne rimane: che vedrà più televisione di quanta ne vedeva due anni fa, ma conterà sempre meno per i pubblicitari. Per tutti gli altri? Per tutti gli altri c’è il digitale terrestre, c’è Sky, c’è la Rete. E un sacco di belle serie americane sugli americani senza soldi.

martedì 12 luglio 2011

Due libri per capire il FUTURO // TV BRAND & SCENARI PARALLELI

Ho una passione smodata per i libri! Ho una fissa eccessiva per i testi che analizzano e parlano di televisione e futuro dei media. E poi ho una mania per le riflessioni trasversali che partendo da un tema arrivano a parlare di cose che ad occhio nudo non sembrano correlate. Potrei continuare all'infinito ma invece vado subito al sodo.
Per questa estate 2011 ci sono due libri che vi segnalo anche se non ho ancora iniziato a leggere (quindi se non volete sperperare i vostri soldi potete aspettare i post futuri).




Il primo libro, scritto da Alessandro Militi (si proprio l'autore di Fuffa e Massimo della Vita) e da Alberto Mattiacci (il prof. di Marketing de La Sapienza), si intitola "TV BRAND - La rivoluzione del marketing televisivo" ed è un libro da cui mi aspetto molto. Il marketing televisivo è una cosa seria, più seria di quanto si possa immaginare. Ci sono in ballo idee, creatività, visioni del mondo e soprattutto soldi (in attivo o in passivo). Non importa che voi siate spettatori attenti o distratti, che guardiate la tv o soltanto i contenuti 'televisivi' sul vostro computer. E non importa nemmeno che voi non guardiate la tv. Il marketing televisivo pensa a tutti.



L'altro libro che segnalo ha un titolo suggestivo: "SCENARI PARALLELI - Organizzare la complessità". E' curato da Niccolò Querci ed è una raccolta di interventi su tematiche molto diverse da parte di pensatori che vanno da Remo Bodei a James Hillman, da Francesco Casetti a Domenico De Masi. Sarò sincero: il titolo mi ha conquistato subito e spero di non essere deluso.

Vi farò sapere se vale la pena di leggerli... certo un giro in libreria non può farvi che bene! Nel frattempo se volete dare un'occhiata ad altre mie segnalazioni di libri & ricerche potete cliccare qui.

lunedì 13 giugno 2011

Internazionale & la TV: 7 copertine in 19 anni!

Internazionale è la mia rivista preferita. Internazionale è, per chi non lo sapesse, il settimanale che pubblica in italiano alcuni tra i migliori articoli dai giornali di tutto il mondo. Tra le varie sezioni interessanti del sito ufficiale, oltre quella dell'enzimatico Oroscopo di Rob Brezsny, ce n'é una dedicata alle copertine pubblicate dal 1993.




Internazionale
, diretto da Giovanni De Mauro, dedica solitamente la prima pagina alle tematiche calde che riguardano tutto il pianeta e tra queste per ben 7 volte c'è stato il mondo televisione (cliccate sopra le copertine "La guerra delle tv" e "L'Era di Murdoch" per vedere il sommario). L'approccio è sicuramente diverso da quello che può avere una rivista di settore del mondo della comunicazione e proprio per questo leggere Internazionale è ancora più interessante. Oltre all'originalità, il settimanale, proprone una prospettiva differente o sconosciuta. Un buon esercizio per chi vuole guardare oltre il proprio ombelico.

giovedì 9 giugno 2011

Scegliete! Ruffini di Rai3 per la libertà di Televisione

Il direttore di Rai3 Paolo Ruffini ha scritto un piccolo pamphlet pubblicato dal vulcanico add editore. Il titolo è da imperativo categorico: "Scegliete! - Discorso sulla buona e la cattiva televisione".

Ve lo consiglio perchè leggendolo, correrete il rischio di capire quanto sia importante la libertà di televisione. Ruffini ne fa una questione di principio: la nostra LIBERTA' si misura anche da quanto la televisione sia libera in una democrazia. Da quanto siamo liberi di scegliere.



I pensieri di Ruffini meritano di essere approfonditi e per questo domani alle 18.30 cercherò di partecipare alla presentazione che ci sarà alla Feltrinelli della Galleria Alberto Sordi di Roma.

domenica 5 giugno 2011

La Tv cambia! Leggete Link - Idee per la Televisione per capire come...


Spero che tutti voi abbiate letto il penultimo numero di Link - Idee per la televisione (il numero monografico dedicato alla Tv degli anni Zero). Spero che lo abbiate fatto davvero perchè è arrivato in libreria il nuovo Link 10 con un accattivante titolo "Decode or Die" che sembra tanto il titolo di una puntata di Lost.

Per chi ancora non la conoscesse Link è l'unica rivista, l'unico progetto che da anni racconta, analizza e decodifica in maniera molto originale la televisione come business, come produzione di contenuto e come industria culturale.





In questi ultimi anni il sistema televisivo, con tutto quello che rappresenta, sta vivendo una trasformazione radicale e proprio per questo riuscire a "decodificare" i cambiamenti, vuol dire prepararsi a non morire (in senso metaforico e non solo). La pubblicazione è arrichita da alcune mappe che io ho appeso nel mio ufficio. Ecco alcune delle cose che imparerete leggendo questa ultima uscita:

- ai friulani piace vedere lo sport in tv al contrario dei liguri;
- in Veneto spopolano i talent show;
- i trentini non amano i film, mentre al sud vanno forte le mini-serie e le fiction;
- i talk-show politici vengono seguiti molto al Nord ma nel Lazio non sono i programmi preferiti;
- Boardwalk Empire, rispetto a Glee, ha un terzo degli spettatori ma solo la metà dei download in rete;
- il personaggio che più parla in Lost non è Hurley alias Hugo (che pure parla tanto) ma il dottor Jack.

E poi ecco alcuni interventi che dovete assolutamente leggere e approfondire:

- Come (e perchè) l'anti-tv si fece tv di Massimo Scaglioni
- Il Software entra in tv (con Google, Apple & Co.) di Carlo Alberto Carnevale Maffé
- Dove eravamo rimasti? di Nico Morabito (se siete amanti di Lost avete un motivo in più)
- L'intervista ad Hagai Levi ( creatore della serie Be' Tipul, noi la conosciamo nella versione di HBO con il titolo di In Treatment, e che si chiede come mai la Rai abbia congelato la versione italiana) di Stefania Carini
- Siamo factual di Manolo Farci
- Il social fuori dal Network di Michele Boroni

Ditemi la verità: vi ho convinto a comprarlo? Se avete ancora qualche dubbio scrivetemi che vi do altri validi motivi per iniziare a collezionare tutti i numeri di Link.


domenica 28 novembre 2010

La TV degli anni Zero e il Futuro della TV

Arriva il nuovo numero di LINK - Idee per la televisione
Ripartire da Zero // Televisione e culture del decennio

Per alcuni la TV doveva morire, per altri stava per cambiare davvero mentre per moltissimi, siccome era in crisi, non valeva la pena sporcarsi più le mani. Invece la tv in questi primi 10 anni del nuovo millennio è ancora lì. Con i suoi riti, i suoi paradigmi e le sue strategie di business. O forse è cambiata meno di quanto ci si aspettasse. Da dove dobbiamo ripartire nelle nostre riflessioni? E soprattutto su cosa dobbiamo riflettere?
Marco Paolini nel suo editoriale è stato categorico. Questa pubblicazione di LINK - RIPARTIRE DA ZERO "Non vuole essere l’almanacco degli ultimi dieci anni di tv (e dintorni). Non ha la pretesa di investigare, riassumere e interpretare l’economia e la produzione culturale dei media nel decennio. Il monografico sfrutta invece la fortunata finestra temporale che si è creata tra la fine del millennio, dove qualcuno si aspettava la fine del mondo, e il duemila-dodici, quando altri si aspettano la stessa cosa, per cercare di capire la traiettoria attuale del sistema televisivo".

Lunedì 20 Novembre sarà in libreria e vi consiglio di acquistarlo perchè trovare una rivista e/o un magazine per leggere delle riflessioni interessanti, intelligenti e come si suol dire sul pezzo sulla televisione non è per niente facile. Ho iniziato a divorare tutti gli articoli ed ecco i primi che vi consiglio con delle citazioni-teaser che vi convinceranno a leggerlo.

1) "Il diavolo che non conosci" di Violetta Bellocchio
Da evidenziare: "(...)l'esistenza di Tony Soprano è pagata dai corsi di pompino alle casalinghe"

2) "Televisione Evento" di John Ellis
Da sottolineare: "La tv si è decisamente evoluta nell'ultimo decennio, ma non alla velocità che ci aspettavamo nel 2000"

3) "T.V.T.B" di Massimo Scaglioni
Da ricordare: "Aldo Grasso mi ha insegnato che per capire la televisione bisogna guardarla" e "il trashismo mi porta a fare esperienze vertiginose.."

4) "Super Classifica Show" di Michele Boroni
Da annotare: "Santoro (il brand che corrisponde al giornalista Michele Santoro) rappresenta al tempo stesso il ribaltamento e la sublimazione della teoria ideata da Jacques Seguela all'inizio degli anni Ottanta, secondo cui il brand per essere ben comunicato deve trasformarsi in una star, con un suo carattere, un suo modo di presentarsi, una sua identità"

5) "Ci mancava solo Internet" di Davide Turi
Da rileggere: "I primi segnali dell'avanzare di una nuova forma distributiva sono riconoscibili, per esempio, nel ruolo di traffic booster che Facebook già ricopre nei confronti dei siti che integrano il pulsante 'Mi piaxe' nelle proprie pagine online: si parla di un incremento di view pari al 50%, ottenuto sfruttando la segnalazione del gradimento di articoli, immagini e video ai propri 'amici'. C'è qualcuno che, a proposito di questi risultati positivi, è arrivato a definire quello di Facebook un 'effetto gravitazionale', come se fosse un buco nero nel cyberspazio dentro cui vengono inghiottiti tutti i contenuti presenti in rete, per poi essere ridistribuiti direttamente agli utenti interessati"

6) "Notizie che spaccano" di Stefano Pistolini
Frase da meditarci su: "Oggi la breaking news s'è banalizzata fino a essere sinonimo di news, ossia l'ultima notizia all'orizzonte che, grazie alla propria tempistica, più che alla sua portata riceve un trattamento tanto rilevante".

Da segnalare anche gli interventi di Tommaso Tessarolo "Storia personale della (mancata) rivoluzione degli UGC" , Carlo Freccero, Matteo Bittanti di cui vi parlerò nel prossimo post.

Per saperne di più: a questo link il sito ufficiale, qui trovate il blog e qui la pagina Facebook. Thanks to Fabio Guarnaccia e Luca Barra per l'ottimo lavoro!

giovedì 14 ottobre 2010

Il Futuro della TV? Ecco Televisione Convergente la nuova ricerca di LINK

Per gli appasionati del futuro dei mezzi di comunicazione e del futuro della televisione, in particolare, Aldo Grasso e Massimo Scaglioni hanno mandato in libreria una ricerca davvero interessante.
Il titolo Televisione Convergente - la tv oltre il piccolo schermo richiama il libro di Henry Jenkins e il concetto di cultura convergente di cui avevo scritto qualche annetto fa.

Non ho ancora iniziato a leggere la ricerca però volevo segnalarvi un'estratto dall'introduzione e i link utili per saperne di più. Cliccando qui trovate il blog di LINK - Idee per la televisione mentre cliccando qui il sito ufficiale.






La Televisione Convergente di Aldo Grasso e Massimo Scaglioni

Ma cosa sta accadendo, più da vicino, alla televisione? Quali sono, concretamente, le dinamiche che caratterizzano la televisione convergente? E quali esiti possiamo aspettarci? Le risposte non sono semplici. Perché, se spostiamo la lente d’ingrandimento dai media in generale alla tv in particolare (che, pure, con i media, è portata a “convergere”), ci accorgiamo che tutto sta cambiando. Anche se il cambiamento comprende forti elementi di continuità. Mutano, ovviamente, le tecnologie. Il passaggio universale al digitale terrestre – con le sue conseguenze in termini d’offerta, di frammentazione del consumo, di strategie palinsestuali, di costruzione di reti e brand nuovi – è il più consistente cambiamento che la tv ha affrontato negli ultimi venti o trent’anni, anche soltanto per il numero di persone che coinvolge: un’intera popolazione. Ma il digitale terrestre, pur essendo la tecnologia di accesso-base alla tv, non è la sola piattaforma distributiva su cui le imprese televisive possono contare: satellite, Iptv, tv mobile nelle sue diverse accezioni tecnologiche, come pure il web, affiancano forme già consolidate di accesso ai contenuti (si pensi, per esempio, al dvd). Quel che emerge è una moltiplicazione dei possibili percorsi che connettono produzione e consumo: e allora la convergenza significa, in primo luogo, “divergenza” delle piattaforme e dei device con cui si accede ai programmi. Per dirla in altri termini: la televisione (il medium) non contempla più un solo apparecchio di fruizione (il televisore), che pure resta il fulcro delle pratiche di consumo domestico.

mercoledì 2 dicembre 2009

Come si Scrive una Serie Tv? I consigli dell'autore di "The Listener"

Ci sono molto motivi per cui vi consiglio di comprare Link | Idee per la televisione. Tra i tanti il fatto che potrete leggere l'interessante diario di Aldo Romersa, responsabile della struttura coordinamento acquisti di Mediaset (un'interessante intervista qui), nei giorni degli screenings delle serie a Los Angeles. A proposito di serie tv ecco il pezzo che vi segnalo dal magazine:

Quando tutti gli sceneggiatori e produttori rispettano il processo e sono competenti, le cose vanno così...

1. L’incarico: vengo assunto come autore per una serie televisiva che mi stimola tantissimo. È una nuova serie drammatica di un’ora sui soldati canadesi in Afghanistan. La serie è originale, divertente e ricercata. Sono stato assunto in veste di story editor, e il contratto mi garantisce due sceneggiature.
2. La redazione: mi siedo in una stanza con altri sei story editor con vari livelli di esperienza alle spalle. Uno di questi è lo showrunner. Lui, uno sceneggiatore esperto, ha creato la serie, ne possiede la visione creativa, ed è sua responsabilità assicurarsi che tutti i dipartimenti coinvolti nella produzione si attengano a questa visione. Ci sediamo intorno a un grande tavolo, in una stanza con tanto spazio sulle pareti su cui attaccare le nostre idee. Questa è la redazione. Dato che si tratta di una nuova serie tv, passiamo molto tempo a discutere di ogni personaggio principale, pensando a come svilupparli nel corso della stagione. Decidiamo l’ordine in cui saranno scritte le prime 13 puntate in base alla gerarchia della stanza, e scopro che il mio primo episodio sarà il terzo. Ci sono modi diversi per creare le storie dei vari episodi. A volte, l’autore ha già ben chiaro cosa scriverà. A volte, lo showrunner ha già in mente le storie che vuole vedere nella serie. A volte, la storia emerge naturalmente dalle nostre chiacchiere in redazione, mentre improvvisiamo come musicisti jazz, le nostre menti che vibrano in armonia creative (…).
3. Il soggetto: mentre continuo a partecipare al lavoro redazionale, aiutando a “rompere” l’episodio successivo, scrivo un soggetto che sintetizza, in una pagina, l’idea generale dell’episodio. Lo adora. Ottengo il via libera alla stesura dell’outline.
4. L’outline: anche se sono in redazione tutti i giorni, mi prendo una settimana per scrivere l’outline dell’episodio. L’outline consiste semplicemente nel trasformare gli appunti sul muro in scene dettagliate su carta, scritte in un linguaggio televisivo appropriato, ma senza dialoghi. L’outline va allo showrunner. Lo adora. Mi suggerisce di aggiungere un po’ di azione in una scena e di tagliarne un’altra in due parti, in modo da aiutare il ritmo. Sono felice di apportare i cambiamenti. L’outline va al produttore esecutivo. Lo adora. L’outline va ai dirigenti del network. Lo adorano. Nel corso di una conference call tra i dirigenti, il produttore, lo showrunner e me, concordiamo una serie di dettagli che cambierò procedendo con la sceneggiatura. Ottengo il via libera alla stesura della prima bozza.

Continua qui.

mercoledì 18 novembre 2009

La Tv dopo la Crisi -> Link - idee per la televisione

Da domani sarà disponibile in tutte le librerie il nuovo numero di Link - Idee per la televisione l'unica rivista interessante sulla tv e tutti quelli che sono gli scenari ad essa collegati. Il numero in questione contiene riflessioni e analisi molto stuzicanti. Quattro sezioni in tutto (product, cover story, industry, sights) per discutere della tv dopo, e perchè no?, durante la crisi economica che ci siamo trovati ad affrontare. Una crisi che volenti e nolenti mette in discussione una serie fattori che influenzano la macchina televisiva: dai modelli produttivi agli approcci creativi fino ad arrivare alla pubblicita'. Domani andrò a comprare il nuovo numero per poi condividere con voi alcune riflessioni sui temi proposti.
Il blog di Link è qui.

domenica 7 giugno 2009

Parlare di Televisione? Bla Bla Bla...

E' finalmente stato pubblicato il numero monografico di LINK sulla critica televisiva. I pezzi che hanno attirato la mia attenzione sono: Il mestiere del critico di Aldo Grasso, Storytelling di Carlo Freccero, Potresti essere qui di Violetta Bellocchio e Il Gioco della Critica - Quattro blog per la tv di oggi di Luca Barra e Fabio Guarnaccia.
La rivista è uscita il 4 Giugno: appena finisco di leggere più del 50 % la recensisco tutta. Si tratta ancora della migliore e unica rivista sulla televisione. Se non credete a me vi sfido

Per saperne di più: il blog di Link

lunedì 16 febbraio 2009

Link Tv: Mash Up Television

Cos'è Link TV per coloro che lo fanno? Link non è il cambio di stato della tv, da mezzo di leggera evasione a cultura pesante, ma un magazine per chiunque voglia comprendere il mondo in cui vive. O almeno provarci!

Cos'è Link Tv per me? Link Tv per me è il miglior magazine/saggio sulla TELEVISIONE! Ecco fresco fresco di stampa (sempre più bello il packaging) il nuovo numero: Mash Up Television. L'indice è molto interessante per ora questi gli articoli che ho letto:

1) Come Creare Una Serie Tv









2) Replica e Remix









3) Si Può Guadagnare con la Net Tv?









Sto leggendo con molto piacere gli altri articoli a breve un approfondimento: per ora non dimenticate il blog di Link!

giovedì 19 giugno 2008

MySpace, Facebook, Bebo: monetizzare ai tempi del social network

Segnalo di seguito due articoli interessanti. Il primo di Brian Stelter pubblicato dal New York Times e già segnalato da diversi blog. L'altro è un post di Stuart Elliott pubblicato sul un blog sempre del New York Times.
Il primo intervento partendo dal mancato raggiungimento degli obiettivi economici da parte della Fox Interactive Media (che controlla MySpace) cerca di analizzare i modelli di business dei social network.
Non si parla infatti solo di MySpace (che nel frattempo ha cambiato la propria home page) ma anche di Facebook e Bebo. In sintesi nonostante le previsioni di guadagno non si siano realizzate nessuno vuole rinunciare a questa importante fetta di mercato. Anzi.
Mr. Berman di MySpace ha detto che “con i nuovi inserzionisti, esiste certamente un processo educativo”, e che il personale di vendita cerca di coinvolgere gli inserzionisti. Per esempio, in Aprile i dirigenti di Procter & Gamble hanno visitato il quartier generale di MySpace per alcune riunioni riguardo le strategie pubblicitarie sulle reti sociali. Ovvero i grossi inserzionisti non hanno ancora capito il potenziale dell'advertising in rete. Mr. Palihapitiya di Facebook si dice pronto a scommettere che tra 5-10 anni sarà possibile tirare le somme per questa nuova opportunità di unire pubblicità e social network.
A conferma di questo ecco "Traditional media not dead yet for marketing" di Stuart Elliott che commenta la ricerca “When Advertising Works” fatta negli Usa. Una frase su tutte per capire cosa dice questo studio "advertisements appearing in traditional media like television are still “much more likely” to have made a positive impression with consumers than ads running in digital media".
Insomma: soltanto tra 5-10 anni capiremo se questo nuovo modello di business funzionerà, certamente per farlo funzionare bisognerà che gli inserzionisti capiscano come funzionano i social network per sfruttarne il potenziale e che sicuramente sarà impossibile applicare i modelli di advertising che abbiamo conosciuto fino ad oggi.

martedì 10 giugno 2008

LINK idee per la televisione / Dossier News from EveryWhere

Link - idee per la televisione è l'unica rivista veramente interessante che fin dal suo primo numero ha cercato di captare quali sono le future tendenze del mezzo televisivo senza rinunciare ad uno sguardo verso le esperienze del momento. Inoltre c'è da dire che è diventato un imprescindibile strumento per capire cosa pensano i decision maker nei confronti dell'evoluzione del pubblico, del rapporto cinema-tv, della trasformazione dei media e della straordinaria ripresa della fiction come genere tv.
In questo numero c'è il dossier sull'informazione "News from Everywhere". Sarò sincero non tutti i contributi mi hanno convinto a partire da quello di Freccero. Ho trovato interessante "l'intervista affiancata ai direttori" dei maggiori tg nazionali e ho trovato una conferma: l'intervista alla Gabanelli in stile Gabanelli. Abbastanza incisive le parti dedicate al fenomeno del citizen journalism: da "Le promesse del partecipare" a "I want you" di Laura Tettamanzi.
Naturalmente la parte che ho letto con più piacere è la seconda: da "la tv oltre la tv" di Alex Fiacco in cui il responsabile editoriale di Mtv spiega la sua idea di iperformat, a "il network USA e le serie online" di Alessandra Sandron che parla del nuovo mercato della distribuzione online delle serie tv e non negli Usa. Molto interessante poi "Pubblicità 2.0" di Marco Di Gioacchino e "Non perdersi nella rete" di Tommaso Tessarolo che ha mappato tutto ciò che c'è da sapere sulla nascente industria della net television. In ultimo non perdetevi "Essere Fansubber" e soprattutto "Se vale per il porno..." di Francesca Pasquali.
La rivista costa soltanto 15 euro. La nuova veste grafica mi piace e avrei anche una proposta: considerato che i vecchi numeri non andranno in ristampa perchè non creare un archivio online in cui trovare vecchi interventi di professionisti? Sono sicuri che molti vi ringrazierebbero!

giovedì 29 maggio 2008

Fatevi un regalo: GoodMagazine dal sesso alla politica...

Ci sono poche riviste e/o magazine veramente interessanti. Come ci sono pochi blog e/o videoblog di cui feedarsi. GoodMagazine è una di quelle riviste che bisogna leggere obbligatoriamente. Qui trovate maggiori info, qui trovate il blog e qui il loro fantastico channel su YouTube. Molti di voi ricorderanno il video sui dati riguradanti internet e il porno. Ora è arrivato il momento di vedere i video riguardanti la campagna elettorale statunitense. Ecco qui sotto quelli riguardanti Barack Obama e Hillary Clinton. Insomma in pocchi minuti e con uno stile unico i video di GoodMagazine vi spiegano chi sono i candidati, come raccolgono i soldi e soprattutto quanto influiranno sulla politica statunitense. Io mi abbonerò presto... perchè voglio sentirmi dire "Welcome to GOOD, media for people who give a damn"



Che ne pensate?

sabato 24 maggio 2008

Television in Transition: la ricerca Accenture sul futuro della Tv!

E' da poco disponibile una ricerca davvero interessante sul consumo dei contenuti "televisivi" attraverso i nuovi canali. I dati più interessanti riguardano la maggiore richiesta di consumo legato all'on-demand soprattutto da parte dei giovani i quali sono i meno contenti della tv tradizionale. Infatti la fedeltà di questi pubblici è legata sempre più ai contenuti piuttosto che ai canali che li mandano in onda (un terzo dei consumatori guarda più di sei canali a settimana).Uno spettatore che sembrerà schizofrenico secondo le logiche del passato recente ma che invece si mostra capace di scegliere i contenuti che vuole slegato da qualsiasi palinsesto e da qualsiasi identità di rete. Anzi si fa sempre più strada uno spettatore che vuole utilizzare più devices per i vari contenuti dal pc al mobile ( a tal proposito i dati mostrano che gli intervistati nei paesi latini sono interessati al mobile con percentuali molto alte rispetto agli intervistati in altri paesi). La ricerca "Television in transition", infatti, ha coinvolto 7000 persone in 8 nazioni: Francia, Germania, Italia, Spagna, UK, USA, Brasile e Messico. Se cliccate qui, dopo esservi registrati, potrete scaricare il summery: 22 pagine, molti dati, tabelle, suggestioni e affermazioni interessanti. Tra cui: "[You are] witnessing a complete disaggregation of the networs..." (Bruce Rosenblum - Warner Television Studios) , "Media companies don't control the conversation any more" (Rupert Murdoch - Newscorp) e "What do audience want? In all areas of television they hunger for surprise" (Stephen Poliakoff - screen writer).
E con questo post inauguriamo la sezione Ricerche e Libri.
Vota questo articolo su TvRevolution.

giovedì 22 maggio 2008

Quel che importa è il contenuto: anche nella NETTV!

Speciale dedicato ai contenuti oggi su Nòva, l'inserto del giovedì de IlSole24ore.

Vincenzo Scuccimarra nel suo articolo cita i casi più famosi di contenuti multipiattaforma e aggiunge una cosa molto importante "affinchè si affermino nuovi tipi di prodotti, le piattaforme emergenti devono trovare conveniente produrre format originali piuttosto che acquisire quelli fatti per i mezzi tradizionali e dotarsi di una potenza di comunicazione adeguata a convincere il pubblico che stanno proponendo qualcosa di interessante, innovativo ed esclusivo".



A sostegno di questa tesi Luca dello Iacovo partendo da una ricerca fatta da Accenture scrive "la fedeltà è meno legata al marchio di un'emittente e più a contenuti come storie, notizie, intrattenimento, sport. Tanto che un terzo degli intervistati guarda almeno sei canali diversi a settimana". Della serie "content is the king"

sabato 17 maggio 2008

News from everywhere: in arrivo Link!

Arriverà il 3 giugno in tutte le migliori librerie italiane. E' il nuovo numero di Link-Idee per la televisione con nuova veste grafica e un tema molto importante: l'informazione.

La direttrice Laura Casarotto nell'editoriale scrive "l’informazione è uno degli ambiti privilegiati in cui oggi la televisione (in un contesto di frammentazione dei consumi, di moltiplicazione delle fonti e dei mezzi) continua a esercitare la sua centralità. È proprio nella creazione di eventi (e tutto può essere un evento, da Garlasco al Grande Fratello, con buona pace di chi si scandalizza) che la tv è veramente se stessa: emoziona, cattura, commuove e coinvolge. Colpisce alla pancia, prima di tutto, e fa vivere i fatti. 

Crea un sapere comune e mette tutti nelle condizioni di pensare di conoscere meglio il mondo, trasformandolo in materia di discorso sociale. Per questo, nonostante le tante possibilità, di fronte a un grande evento tutti ritroviamo il desiderio di prendere in mano il telecomando. Alla ricerca di una voce che ci guidi dentro le cose."

Tra gli interventi ci saranno saggi e scritti di Carlo Freccero, Milena Gabanelli, Gianluca Nicoletti, Gregorio Paolini, Peppino Ortoleva, Massimiliano Magrini di Google e Tommaso Tessarolo di Current.

venerdì 16 maggio 2008

Ecco la ricerca sul futuro della Tv (ISIMM - Tiscali - Roma Tre)

Ecco il link della ricerca realizzata da ISIMM e Università Roma Tre per Tiscali Italia intitolata "Il futuro della tv in Italia".
I capitoli della ricerca (50 pagine in tutto) sono i seguenti quattro:
1) L'avvento della Tv digitale
2) I più innovativi tra i nuovi prodotti televisivi
3) Dal pubblico generalista al pubblico digitale
4) Futuri prossimi

mercoledì 7 maggio 2008

La storia di YOUTUBE in un libro con CD!

Lo aspettavo, sapevo che sarebbe arrivato e infatti quel genio di Glauco Benigni lo ha mandato in stampa: YOUTUBE-LA STORIA. Domani sarà presentato alla fiera del libro. Questa la quarta di copertina "YouTube: chi c'è dentro e chi c'è dietro. Storia, battaglie e curiosità raccontate con un linguaggio chiaro e un occhio attento alla realtà italiana. Per saperne di più, o per cominciare a capirne qualcosa. I blog hanno trasformato la gente comune in giornalisti, YouTube trasforma la gente comune in celebrità. Con un Cd-Rom per navigare tra i video più divertenti, più famosi o innovativi e un'intervista a Daniele Silvestri."

Ma i fondatori di YOUTUBE dove vogliono andare?

Ecco un'anticipazione dell'intervista a Chad Hurley «No, non vogliamo prendere il posto della tv. Il nostro interesse, e quello di Google, è di rendere YouTube disponibile per il maggior numero di media possibili. Ora siamo negli iPod, nei cellulari Nokia, Lg, Motorola, nella Apple Tv, e ovviamente in Internet. Ma non ci poniamo limiti. Pensiamo che il fatto di poter essere visti ovunque, in qualsiasi momento, per due o tre minuti, sia la chiave determinante per il nostro successo futuro. Non siamo contro la tv, siamo integrati con la televisione, siamo complementari. Il nostro lavoro è quello di distribuire contenuti brevi che danno la possibilità a chi li vede di interagire con il video per qualche minuto, senza doversi sedere in poltrona e stare fermo per mezzora o un´ora, condividendo la loro esperienza con altri. Il modo in cui i nostri utenti usano il video è simile al modo in cui si usava la fotografia qualche anno fa. È cambiato il mezzo, adesso c´è Internet, ma l´idea di base è la stessa, condividere con gli altri un´esperienza positiva, un immagine, un ricordo, un´idea. Se a questo si aggiungono pezzi di film, videoclip, spezzoni di programmi televisivi, la memoria collettiva diventa ancora più grande e più condivisa».
Buona lettura!

venerdì 11 gennaio 2008

Gioventù creativa (altro che bruciata) on line...

Vi avevo tempo fa segnalato una interessante ricerca del Pew Research Center sui social network, sulla rivoluzione dei contenuti on line e su quelli che vengono definiti Multi-channel teens (altra definizione da usare in futuro?). Ieri finalmente ho visto un articolo su Nova che parlava della ricerca. L'autore è Luca Dello Iacovo e vi segnalo alcune righe del suo articolo per invitarvi alla lettura della ricerca: "sette su dieci creano contenuti come audio, testi e foto che pubblicano sul web: se il 35% delle ragazze ha un blog, invece i maschi preferiscono guardare video. [...] far parte dei dei social network facilita l'interazione sul web: scrivere i post di un blog, pubblicare video e foto, mescolare i contenuti sono attività almeno due volte più frequenti tra chi ha il suo profilo su Facebook, Myspace, Habbo rispetto ai teenager che invece non ne fanno parte".
Questo il link della ricerca scaricabile, qui invece Never ending Friending (altra ricerca dal nome suggestivo).

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