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martedì 8 novembre 2011

TGCOM24: il canale All News Mediaset dal 28 Novembre

Dal 28 Novembre sul canale 51 del digitale terrestre partirà il nuovo canale all news targato Mediaset. TGCOM24, questo il nome, sarà diretto da Mario Giordano che guiderà 131 giornalisti. Il claim di lancio del canale è 'TgCom24 - Nasce da internet. Arriva in tv' e sembra che si punterà molto sulla Rete.



Mediaset arriva per ultima nel mercato dell'informazione televisiva 24 ore su 24. In Italia, infatti, ci sono RaiNews24 (che la fa da padrone sul digitale terrestre) e SkyTg24 (sul satellite ma con finestre anche sul digitale terrestre). Non si può non tenere conto anche di La7, che con l'arrivo di Enrico Mentana alla guida del TgLa7, non perde occasione per mandare in onda dirette e speciali tv organizzati come se fosse un all news.

I numeri sembrano dare ragione all'investimento. Per esempio, il giorno della manifestazione degli indignados a Roma, sia RaiNews24 che SkyTg24 hanno raggiunto record di ascolto, e anche La7 ha portato a casa un buon risultato con il resoconto della giornata fatto da In Onda con Luca Telese e Nicola Porro. E come non citare la cronaca dell'allerta meteo in Liguria fatta da Mentana al posto di Gday e di Italialand?

La concorrenza tra i canali sarà stimolante, ma alla fine chi ci guadagna saremo noi: di troppa informazione non è mai morto nessuno. Anzi! Possiamo già parlare della nuova era dell'abbondanz.

A questo link trovate il promo di lancio del canale TGCOM24.

giovedì 13 ottobre 2011

Mediaset & Italia2: al via la SOCIAL TV

Durante la Social Media Week, nel panel Narrazioni Convergenti moderato da Paola Liberace, Angelo Pettazzi ha anticipato qualcosa sul nuovo progetto di Social Tv targato Mediaset

Il canale che farà da apripista per la sperimentazione sarà Italia2 e per avere maggiori dettagli dovremo aspettare ancora qualche giorno.




Nel frattempo vi riporto quello che Giorgio Scorsone ha anticipato su Digital-Sat: "è allo studio una nuova applicazione Mhp per decoder con bollino gold e connected tv che permetterà al pubblico di sperimentare la social tv".

In altre parole "dopo aver compiuto la registrazione su un sito internet dedicato e aver ottenuto i dati di accesso, sarà richiesto di 'loggarsi' anche sul decoder e, una volta verificata la connessione, sarà possibile far sapere ai propri amici facebook e di altri social network quale programma si sta guardando. Tra le altre funzionalità disponibili già al debutto ci sarà quella che permette di invitare altri amici a provare il servizio o di segnalare eventuali 'suggerimenti' sui programmi preferiti".

Aspettando le ulteriori novità, vi invito a recuperare sia il post sull'ultima ricerca di Nielsen e MN Incite (che spiega quanto i social media possano influenzare gli ascolti tv) sia il video sul rapporto tra Twitter e la televisione.


martedì 21 giugno 2011

BBC: Frozen Planet il prossimo evento TV


In principio ci furono gli 8 episodi di The Blue Planet nel 2001, poi vennero gli 11 episodi di Planet Earth nel 2007 e per il prossimo autunno ecco in arrivo Frozen Planet.





Saranno in tutto 6 episodi ed è facile intuire che sarà un evento televisivo planetario. Per inciso The Blue Planet fu venduto in 150 nazioni.

Ancora una volta in partnership con Discovery Channel la BBC, che già ci aveva regalato la bellissma serie LIFE - Lo spettacolo della Natura (andata in onda su Rete4 con ascolti molto buoni), ci porterà in un mondo che nessuno aveva filmato prima. La serie è stata girata in Alta Definizione nelle terre artiche e antartiche e in Italia la vedremo probabilmente nel 2012. Ho visto alcune immagini in anteprima durante lo scorso BBC Showcase e mi è sembrata una produzione che resterà nella storia delle televisione. Il sito ufficiale lo trovate qui.

Eccovi sotto un video teaser della serie: che ve ne pare? 

sabato 18 giugno 2011

Pier Silvio Berlusconi voleva Floris a Mediaset

Pier Silvio Berlusconi, vice-presidente di Mediaset, in un'intervista rilasciata al quotidiano Repubblica ha affermato di aver accarezzato l'idea di portare Giovanni Floris a Mediaset. "Mi ero mosso, ne avevo già parlato in azienda, avevo previsto la cosa, il come e il quando".





L'idea non si è realizzata perchè la Rai ha rinnovato il contratto con Floris "A noi manca un programma di approfondimento in prima serata - ha aggiunto - Pier Silvio. "Ballarò" è perfetto. E' un esempio di grande correttezza"

E poi ha continuato dicendo "Eravamo tutti d'accordo. Il mio interesse per Floris non era una mossa contro mio padre. Nessun riposizionamento. Non ho parlato con mio padre di questa idea. Ma lui sa come lavoriamo in azienda e quali sono i criteri delle nostre decisioni".

E per ribadire la sua totale autonomia ha concluso "Gli interessi dell'azienda vengono discussi e decisi in azienda, non fuori. Non mi sarei stupito se mio padre avesse dato il suo via libera. Perché lui ha sempre approvato le decisioni che puntano a valorizzare e acquisire le risorse del mercato".

Il giornalista Goffredo De Marchis allora gli ha chiesto perchè non ha pensato a Santoro e Pier Silvio Berlusconi ha risposto: "Santoro ormai è un politico. E vado al di là delle motivazioni ideologiche. (...) Con Santoro siamo su un altro piano. Siamo sul piano della politica."

Santoro in realtà ha già detto chiaramente che nel suo futuro non c'è la politica ma ancora e sempre più convintamente la televisione.

mercoledì 8 giugno 2011

Le profezie di Carlo Freccero: da Santoro a La7 e Mediaset...


Carlo Freccero
è stato intervistato per Il Fatto quotidiano da Luca Telese. Freccero ne ha per tutti e profetizza su alcune cose davvero importanti.
Mediaset? Non è più la televisione che innova. La Rai? Invecchierà prestissimo. La7? Con Santoro arriverebbe al 10%. E su Rai per una notte dice...




"Dirò due cose controtendenza, ma collegate tra di loro. La prima: secondo me la cacciata di Santoro dalla Rai non è una prova di forza di Berlusconi, ma un errore grave: l'ennesimo segnale del fatto che il Cavaliere stia perdendo colpi".

E la seconda?

Santoro non porterà a La7 un altro mezzo punto in più di ascolti come Mentana... Santoro, più Mentana, più il resto della squadra, porteranno La7 oltre il 10% di ascolti. È come per la Borsa: i soldi chiamano i soldi, e lo share moltiplica lo share. Il che significa la fine del duopolio".

Freccero, quale è, per te, la formula della Coca cola di "Annozero"?

Non ci sono segreti. Santoro, da un quarto di secolo, fa da sempre la stessa trasmissione, cambiandole nome e scenografia nel tempo. Il suo è un programma di informazione.
Detto così sembra troppo semplice.
Mica tanto. Oggi Santoro fa notizia perché, nel tempo, i programmi di informazione si sono estinti, con alcune eccezioni, ma in campo diverso, come i reportage di Milena Gabanelli...

Anche Santoro usa il reportage.

Il reportage è uno spazio chiuso e ruota intorno a un problema definito. Santoro conserva la forma del talk show e dà la parola a chi non l'avrebbe altrimenti.

Non è l'unico...

Dici? Prendi per esempio Ballarò: da Floris ci sono solo politici. Il cuore di tutto sono i politici, si parla di economia per parlare di politica.

Anche da Santoro.

Santoro dà la parola agli esclusi dalla comunicazione. Pensa agli extracomunitari sulla gru, ai cassintegrati, agli operai Fiat: fa un discorso politico che non è necessariamente partitico. Quando i politici non andavano da lui, Annozero portava in scena la società civile: i disoccupati, i comici, gli attori. Faceva ascolti lo stesso...

Anche questo lo fa pure Fazio...

Il problema è chi porti, e a dire cosa. Michele dà la parola anche a chi non fa parte della maggioranza o dell'opposizione in senso parlamentare stretto. E quando ospita i politici, li fa parlare della società.

È questo l'elemento drammaturgico?

Negli anni Santoro ha sempre dato spazio ai fenomeni emergenti che, senza di lui, non sarebbero mai arrivati all'attenzione del pubblico. Non con quella forza.

Questa drammaturgia ha un peso politico?

Bella domanda! Si dice che Annozero abbia vinto le elezioni...

Tu non ci credi?

Io direi piuttosto il contrario: ha dato spazio a uno spirito del tempo, un'istanza di cambiamento, che era nell'aria ma non avrebbe avuto altrimenti visibilità.

Dare spazio al nuovo da solo non basta, però.

È tempo di grandi cambiamenti in tutto il Mediterraneo. Pensiamo alle insurrezioni nei paesi nordafricani e arabi. O agli indignados spagnoli. Il nostro servizio pubblico è così rigido che i partiti tradizionali pensano di avere una sorta di monopolio sull'informazione. Non è così.

Oggi Berlusconi dice: "Ho perso a causa sua".

Già. E nessuno, nemmeno la sinistra, si rende conto della gravità di questa affermazione!

Cosa intendi?

Se due ore settimanali di trasmissione possono influenzare le elezioni, la programmazione totale di sei reti (tre del servizio pubblico e tre private) sottoposte al controllo incessante della maggioranza politica non potrebbero aver controllato la vita politica del Paese nell'ultimo ventennio?

Vuoi dire che Berlusconi conferma quello che i suoi hanno sempre negato?

Le sue parole svelano in modo plateale l'importanza di un problema fondamentale che sia la maggioranza che l'opposizione hanno sempre insabbiato: il conflitto d'interessi del premier.

Questo è noto da 17 anni.

Affatto! La classe dirigente della sinistra ufficiale è caduta nella rete della propaganda di destra. Si è fatta abbindolare sul punto decisivo. Quello che da sempre nega un'influenza sulla politica del monopolio tv. Per anni ci siamo dovuti adeguare al diktat che recita: "Demonizzare Berlusconi non paga". Peccato che proprio lui non ci creda, occupi tutti gli spazi dell'informazione e lotti da anni per cancellare il piccolo spazio gestito da Michele.

Esiste un partito di Santoro?

Lui non fa propaganda per nessuno, dà voce a tutti, anche a chi con la sinistra è critico. Disturba entrambi gli schieramenti politici.

Che obiettivo ha?

La sua missione è semplicemente informare/mostrare, come Report. Non sempre le sue denunce sono gradite alla sinistra, soprattutto se mettono in scena argomenti scomodi.

Ci sono uomini del Pd, D'Alema su tutti, secondo cui Santoro è "qualunquista" e "demagogico"...

Balle! Se il discorso di partito gli va stretto è perché, per informare, deve dare voce alle critiche, non solo a destra, ma anche a sinistra.

È antipolitico?

Mah... Il discorso critico è, nonostante tutto, funzionale alla sinistra. Le ultime elezioni hanno portato alla ribalta volti nuovi e tutta l'opposizione ne ha tratto giovamento.

Il santorismo è stato anche un programma di fiction: a metà fra il talk, il reality e la telenovela...

Certo. Con le nomination, i diktat, il dubbio se sarebbe andato in onda o no...

Michele che combatte contro il sistema, che manda "‘affanbicchiere" Masi... Non c'è il rischio che perda la sua carica antisistema a La7, senza il fuoco amico?
Penso di no. Qui è l'errore di Berlusconi: prima quella di Santoro era l'epopea del cavaliere che duella da solo.

E ora il cattivo dove sta?

Adesso tutta La7 diventa il Davide che combatte i Golia del duopolio. L'aura mitica della narrazione non diminuisce, ma si accresce!

Sulla carta...

Pensaci. La prova generale c'è già stata: è quella di Rai Per Una Notte. C'è fame di notizie. Il pubblico di oggi, educato da Internet, sta prendendo le distanze dal pubblico della tv generalista, succube della programmazione di rete.

Cosa cambia?

Oggi chi vuole una notizia si attiva per averla. Si sposta per trovare quello che gli serve. Stella sa che ci sarà un boom di nuove sintonizzazioni. Ha preso Santoro anche per questo e ha fatto benissimo.

E la Rai?

Simbolicamente incassa un colpo micidiale. Sul piano pubblicitario anche. Tutto invecchierà in un attimo.

E Mediaset?

Era la tv dell'innovazione. Adesso appare quella della stagnazione. Senza news che contano. Senza dibattito.

C'è ‘Matrix'...

A dirlo non sono io, ma Berlusconi stesso! Resta ferma, nell'anno della politica, alla sostanziale sterilizzazione imposta dal conflitto di interessi. È il compromesso trovato da Mauro Crippa. Il "sistema Crippa"... Adesso rischia di restare travolta.

Perché?

Perché sta finendo un'era politica, e tutti vogliono sapere come. Per saperlo non andranno a cercare i varietà e le fiction.

Il tuo è l'ottimismo della volontà di chi sogna da anni la rottura del duopolio?

Guarda, un anno fa, quando arrivò Mentana, Mediaset sottovalutò il suo impatto. Non arriverà al 6% di share, dicevano: ha superato il 10%! Se ripetono l'errore sono morti.

domenica 5 giugno 2011

La Tv cambia! Leggete Link - Idee per la Televisione per capire come...


Spero che tutti voi abbiate letto il penultimo numero di Link - Idee per la televisione (il numero monografico dedicato alla Tv degli anni Zero). Spero che lo abbiate fatto davvero perchè è arrivato in libreria il nuovo Link 10 con un accattivante titolo "Decode or Die" che sembra tanto il titolo di una puntata di Lost.

Per chi ancora non la conoscesse Link è l'unica rivista, l'unico progetto che da anni racconta, analizza e decodifica in maniera molto originale la televisione come business, come produzione di contenuto e come industria culturale.





In questi ultimi anni il sistema televisivo, con tutto quello che rappresenta, sta vivendo una trasformazione radicale e proprio per questo riuscire a "decodificare" i cambiamenti, vuol dire prepararsi a non morire (in senso metaforico e non solo). La pubblicazione è arrichita da alcune mappe che io ho appeso nel mio ufficio. Ecco alcune delle cose che imparerete leggendo questa ultima uscita:

- ai friulani piace vedere lo sport in tv al contrario dei liguri;
- in Veneto spopolano i talent show;
- i trentini non amano i film, mentre al sud vanno forte le mini-serie e le fiction;
- i talk-show politici vengono seguiti molto al Nord ma nel Lazio non sono i programmi preferiti;
- Boardwalk Empire, rispetto a Glee, ha un terzo degli spettatori ma solo la metà dei download in rete;
- il personaggio che più parla in Lost non è Hurley alias Hugo (che pure parla tanto) ma il dottor Jack.

E poi ecco alcuni interventi che dovete assolutamente leggere e approfondire:

- Come (e perchè) l'anti-tv si fece tv di Massimo Scaglioni
- Il Software entra in tv (con Google, Apple & Co.) di Carlo Alberto Carnevale Maffé
- Dove eravamo rimasti? di Nico Morabito (se siete amanti di Lost avete un motivo in più)
- L'intervista ad Hagai Levi ( creatore della serie Be' Tipul, noi la conosciamo nella versione di HBO con il titolo di In Treatment, e che si chiede come mai la Rai abbia congelato la versione italiana) di Stefania Carini
- Siamo factual di Manolo Farci
- Il social fuori dal Network di Michele Boroni

Ditemi la verità: vi ho convinto a comprarlo? Se avete ancora qualche dubbio scrivetemi che vi do altri validi motivi per iniziare a collezionare tutti i numeri di Link.


venerdì 8 aprile 2011

Game of Thrones - Anteprima di 15 minuti

HBO ha rilasciato un'anteprima di 15 minuti della nuova serie Game of Thrones.

La serie è tratta dai libri di George R. R. Martin "Le cronache del ghiacchio e del fuoco" in Italia pubbliccati da Mondadori. In sintesi ecco una sinossi del primo libro "Il trono di spade" che ben introduce l'atmosfera della serie e dell'anteprima:



In una terra fuori dal mondo, dove le estati e gli inverni possono durare intere generazioni, sta per esplodere un immane conflitto. Sul Trono di Spade, nel Sud caldo e opulento, siede Robert Baratheon. L'ha conquistato dopo una guerra sanguinosa, togliendolo all'ultimo, folle re della dinastia Targaryen, i signori dei draghi.

Ma il suo potere è ora minacciato: all'estremo Nord la Barriera - una muraglia eretta per difendere il regno da animali primordiali e, soprattutto, dagli Estranei - sembra vacillare. Si dice che gli Estranei siano scomparsi da secoli. Ma se è vero, chi sono quegli esseri con gli occhi così innaturalmente azzurri e gelidi, nascosti tra le ombre delle foreste, che rubano la vita o il sonno a chi ha la mala di incontrarli?



Game of Thrones Exclusive Preview

Per chi dopo la preview volesse approfindire: ecco il sito ufficiale.

martedì 30 novembre 2010

In arrivo il canale ALL NEWS MEDIASET?

Chi ha fatto l'aggiornamento della lista canali sul proprio decoder, dopo lo switch off della Lombardia e del Piemonte, avrà notato un cartello - placeholder con la scritta TG MEDIASET. Sono le prove tecniche di trasmissione del nuovo canale ALL NEWS di MEDIASET?

domenica 28 novembre 2010

La TV degli anni Zero e il Futuro della TV

Arriva il nuovo numero di LINK - Idee per la televisione
Ripartire da Zero // Televisione e culture del decennio

Per alcuni la TV doveva morire, per altri stava per cambiare davvero mentre per moltissimi, siccome era in crisi, non valeva la pena sporcarsi più le mani. Invece la tv in questi primi 10 anni del nuovo millennio è ancora lì. Con i suoi riti, i suoi paradigmi e le sue strategie di business. O forse è cambiata meno di quanto ci si aspettasse. Da dove dobbiamo ripartire nelle nostre riflessioni? E soprattutto su cosa dobbiamo riflettere?
Marco Paolini nel suo editoriale è stato categorico. Questa pubblicazione di LINK - RIPARTIRE DA ZERO "Non vuole essere l’almanacco degli ultimi dieci anni di tv (e dintorni). Non ha la pretesa di investigare, riassumere e interpretare l’economia e la produzione culturale dei media nel decennio. Il monografico sfrutta invece la fortunata finestra temporale che si è creata tra la fine del millennio, dove qualcuno si aspettava la fine del mondo, e il duemila-dodici, quando altri si aspettano la stessa cosa, per cercare di capire la traiettoria attuale del sistema televisivo".

Lunedì 20 Novembre sarà in libreria e vi consiglio di acquistarlo perchè trovare una rivista e/o un magazine per leggere delle riflessioni interessanti, intelligenti e come si suol dire sul pezzo sulla televisione non è per niente facile. Ho iniziato a divorare tutti gli articoli ed ecco i primi che vi consiglio con delle citazioni-teaser che vi convinceranno a leggerlo.

1) "Il diavolo che non conosci" di Violetta Bellocchio
Da evidenziare: "(...)l'esistenza di Tony Soprano è pagata dai corsi di pompino alle casalinghe"

2) "Televisione Evento" di John Ellis
Da sottolineare: "La tv si è decisamente evoluta nell'ultimo decennio, ma non alla velocità che ci aspettavamo nel 2000"

3) "T.V.T.B" di Massimo Scaglioni
Da ricordare: "Aldo Grasso mi ha insegnato che per capire la televisione bisogna guardarla" e "il trashismo mi porta a fare esperienze vertiginose.."

4) "Super Classifica Show" di Michele Boroni
Da annotare: "Santoro (il brand che corrisponde al giornalista Michele Santoro) rappresenta al tempo stesso il ribaltamento e la sublimazione della teoria ideata da Jacques Seguela all'inizio degli anni Ottanta, secondo cui il brand per essere ben comunicato deve trasformarsi in una star, con un suo carattere, un suo modo di presentarsi, una sua identità"

5) "Ci mancava solo Internet" di Davide Turi
Da rileggere: "I primi segnali dell'avanzare di una nuova forma distributiva sono riconoscibili, per esempio, nel ruolo di traffic booster che Facebook già ricopre nei confronti dei siti che integrano il pulsante 'Mi piaxe' nelle proprie pagine online: si parla di un incremento di view pari al 50%, ottenuto sfruttando la segnalazione del gradimento di articoli, immagini e video ai propri 'amici'. C'è qualcuno che, a proposito di questi risultati positivi, è arrivato a definire quello di Facebook un 'effetto gravitazionale', come se fosse un buco nero nel cyberspazio dentro cui vengono inghiottiti tutti i contenuti presenti in rete, per poi essere ridistribuiti direttamente agli utenti interessati"

6) "Notizie che spaccano" di Stefano Pistolini
Frase da meditarci su: "Oggi la breaking news s'è banalizzata fino a essere sinonimo di news, ossia l'ultima notizia all'orizzonte che, grazie alla propria tempistica, più che alla sua portata riceve un trattamento tanto rilevante".

Da segnalare anche gli interventi di Tommaso Tessarolo "Storia personale della (mancata) rivoluzione degli UGC" , Carlo Freccero, Matteo Bittanti di cui vi parlerò nel prossimo post.

Per saperne di più: a questo link il sito ufficiale, qui trovate il blog e qui la pagina Facebook. Thanks to Fabio Guarnaccia e Luca Barra per l'ottimo lavoro!

domenica 19 settembre 2010

Elogio di Enrico Lucci, 'stralunato' figlio di Gianfranco Funari

In attesa che vada in onda l'intervista di Enrico Lucci a Nichi Vendola,
lunedì 20 settembre sulle Iene...

Per me esistono davvero quelle persone che le guardi e pensi: "E' proprio un genio!". E rivedendo uno degli ultimi servizi fatti per Le Iene da Enrico Lucci ho ripensato la stessa cosa di sempre. Aldo Grasso ha ragione da vendere quando scrive che "Lucci vale da solo il biglietto per le Iene". Il critico del Corriere scrive che è proprio grazie all'espediente retorico del fingere di non capire che Enrico Lucci riesce a far emergere la Iena che è in lui: chiede chiarimenti, entra nei dettagli e riesce a rendere straordinarie cose che vengono ritenute ordinarie dagli intervistati. Si veda sotto l'intervista fatta sulla crisi economica in Costa Smeralda. Più Lucci si sofferma sulle abitudini dei vacanzieri milionari, più fa le pulci ai modi di spendere 2.000 euro per 2 bottiglie di champagne in 30 minuti e più viene fuori che la crisi in Costa Smeralda non l'ha vissuta nessuno. Anzi è più una questione psicologica: anche il ricco si sente povero se c'è la crisi.

Enrico Lucci, intendiamoci, tutto questo lo fa emergere con il suo fingere di essere fuori dal mondo, con un'ironia tagliente, capace di provocare divertendosi o comunque senza mai essere minaccioso. Lo ha ammesso lui stesso di ispirarsi al tenente Colombo che "è veramente un esempio da imitare. È sempre educato, sempre dimesso, non è mai aggressivo". E qui mi è venuto in mente l'intervista a Lapo Elkann fatta la scorsa stagione: dopo averlo fatto parlare delle sue innovazioni gli ha gentilmente ricordato che è stato il precursore della moda dell'andare a trans. Pura provocazione, fatta con i guanti bianchi.

Parlando di Enrico Lucci dobbiamo parlare anche di Gianfranco Funari che considerava la Iena come fosse suo figlio. Ecco cosa diceva Funari di Lucci: "Quando si hanno i fiji non se ha più paura de morire. Io ho una figlia che fa il montaggio al cinema, ed ho un figlio adottivo che è Enrico Lucci. Io credo di avere trasmesso ad Enrico, come lui ha trasmesso a me, il senso della provocazione. Enrico in diretta televisiva mi ha chiesto quale fosse il massimo della provocazione ed io gli ho risposto: proviamo a metterci con le spalle davanti alla telecamera, tiriamo giù pantaloni e mutande, mostriamo il nostro sedere, e auguriamoci che miliardi e miliardi di cittadini facciano tutti assieme una scoreggia contro i rumori delle bombe su Baghdad, non per sdrammatizzare, ma perché la pace ha bisogno delle nostre provocazioni."

Sono convinto che Enrico Lucci ci riserverà ancora molte sorprese, molte provocazioni e mi farà ancora pensare, dire e scrivere "Enrico Lucci è' proprio un genio!"...



P.S.
I video che ho citato avrei voluto incorporarli dal sito di Mediaset ma mi è stato impossibile. Mentre l'intervista a Lapo Elkann che girava su YouTube pare sia stata eliminata.
Perchè?

lunedì 23 agosto 2010

Life & BBC vs Great Migrations & National Geographic: la Natura da spettacolo in TV

LIFE - lo spettacolo della natura è il nome di una serie di documentari, andata in onda su Rete4 nelle settimane scorse, con un buon successo di pubblico (ha superato il 10% di share andando oltre la media di rete). Una serie da record in tutti i sensi: 10 episodi in HD prodotti da BBC, Discovery e RTI, con un budget di 12 milioni di euro (un record per questo genere di produzione). 3 mila giorni di riprese, 4 anni per terminare tutto il lavoro che ha raccontato nei minimi dettagli cosa avviene attorno a noi senza che i nostri occhi se ne accorgano.


GREAT MIGRATIONS è la serie prodotta da National Geographic che vedremo prossimamente sugli schermi italiani (e del mondo con 4 ore di speciali). 7 episodi in alta definizione che sono il frutto di oltre 676.000 chilometri di viaggio effettuati in oltre 20 nazioni per 3 anni. L'obiettivo dei documentari è mostrare cosa può voler dire per gli animali l'istinto di sopravvivenza.

Stiamo sicuramente parlando di due SERIE EVENTO per il genere, con un focus ben preciso, che cambieranno per sempre il modo con cui viene raccontata la natura. Di Life abbiamo potuto apprezzare tutti la qualità delle riprese e le storie. Su Great Migrations aspettiamo la premiere.

LIFE by BBC



GREAT MIGRATIONS by NATIONAL GEOGRAPHIC

Per le ultime news riguardanti GREAT MIGRATIONS cliccate qui

giovedì 22 luglio 2010

Sky sul Digitale terrestre - 3// Il gioco a 3 del pluralismo by Aldo Grasso

Aldo Grasso nel commentare la notizia dell'ok da parte dell'UE all'ingresso di Sky nel mercato del digitale terrestre lancia l'allarme del triopolio. L'idea è di per sè stuzzicante: dopo il triopolio uno può parlare del quadripolio e poi così via passando per il pentapolio e via discorrendo.
La vera novità in realtà è un'altra: il sistema televisivo italiano non è mai stato così affolato e questa notizia funziona un pò come un'enzima che stimola riflessioni e apre scenari diversi (lo riconosce anche Aldo Grasso quando parla dei fasti degli anni '80). Non so perchè ma Aldo Grasso dimentica che gli editori televisivi sono tanti ma che pochi stanno veramente investendo (intendo sperimentando e rischiando soldi) in questo settore facendone il core business delle proprie aziende. Certo non possiamo dimenticare le ultime mosse di TelecomItaliaMedia su La7.
Ad ogni modo Aldo Grasso non deve dimenticare che ad oggi esiste ancora il duopolio (ma siamo proprio sicuri che sia duo?) e che quello che lui chiama triopolio non è ancora nato. Anzi proprio come egli scrive "sarà una lotta senza esclusioni di colpi". E io infatti vi consiglio di leggere bene questo articolo qui apparso sul Corriere della Sera.




IL GIOCO A TRE DEL PLURALISMO di Aldo Grasso
La decisione della Commissione europea che autorizza Sky Italia a partecipare alla gara per l'assegnazione delle frequenze nazionali per il Digitale terrestre (Dtt) è destinata a cambiare radicalmente lo scenario dell'offerta televisiva in Italia. Forse, perché non è detta l'ultima parola. Mediaset, «sconcertata» per la decisione, ha deciso di fare immediato ricorso alla Corte di Giustizia europea. Sarà una lotta senza esclusione di colpi. Cosa comporta questa decisione? Sky, che è già monopolista sul satellite, potrà competere anche su un territorio in forte espansione, come quello del Dtt. Con questa decisione la Commissione ha di fatto esonerato il gruppo di Rupert Murdoch da uno degli impegni presi nel 2003, quando la Newscorp rilevò Stream e lo fuse con l'operatore televisivo rivale Telepiù.

mercoledì 2 dicembre 2009

Cielo: il Palinsesto del Canale che non stiamo vedendo...

Da il Fatto Quotidiano (via Dagospia)

Il canale Cielo, che dovrebbe (o doveva) segnare l'ingresso di Sky nel digitale terrestre, potrebbe non cominciare mai le trasmissioni. L'inaugurazione era prevista per ieri, il palinsesto pronto nei dettagli: serie tv, spot pubblicitari e anche le quattro edizioni giornaliere di SkyTg24, finora visibile solo sul satellite. Ma Gary Davey, manager responsabile di Cielo, si è trovato costretto a comunicare che "le trasmissioni del canale" non sarebbero iniziate il primo dicembre "come previsto".



Il viceministro con delega alle Comunicazioni, Paolo Romani, spiega al Fatto perché il ministero dello Sviluppo economico non ha ancora concesso l'autorizzazione a Cielo per trasmettere in chiaro: "Sky ha poco da stupirsi, perché quando è diventato monopolista della tv satellitare, ha fatto un accordo con l'Europa per non trasmettere sul digitale.
Il ministero, ricevuta la richiesta di Cielo, ha riscontrato un conflitto con la normativa europea, che è ora al vaglio della commissione Antitrust". Replica il responsabile comunicazione Pd Paolo Gentiloni: "La verifica di tale compatibilità spetta ad Agcom e non ai collaboratori politici del viceministro".
Romani precisa che, anche se è previsto che si deliberi sulle autorizzazioni entro 60 giorni al massimo, il ministero potrebbe servirsi di ulteriori 30 giorni in caso di necessarie istruttorie. I tempi si allungheranno anche perché il commissario europeo Antitrust sta per cambiare: al posto dell'olandese Neelie Kroes deve arrivare lo spagnolo Joaquin Almunia. Dopo il pronunciamento europeo, anche il ministero dovrà prendere una posizione: "Ma non è detto che a quel punto Cielo potrà andare in onda", precisa il viceministro.

Lo staff di Sky è cauto: Davey si limita a ricordare che l'Agcom, authority per le comunicazioni, ha già inviato l'autorizzazione a trasmettere il canale via satellite e che tutto è in regola dal punto di vista legale. Il responsabile programmi di Cielo, Riccardo Chiattelli, dice di sentirsi "come uno che ha passato la giornata davanti allo sportello del comune, ma le porte si sono chiuse quando era il mio turno. Siamo dispiaciuti". La linea di Sky è che si tratta solo di una questione burocratica. "Perché non hanno chiesto le autorizzazioni con un paio di mesi di anticipo?", chiede Romani. Chiattelli risponde che il tempo medio per ottenerle di solito è di circa due settimane. Cielo, nelle dichiarazioni ufficiali, mantiene una linea diplomatica, ma è difficile non leggere nel comportamento del governo un altro atto della guerra sulle tv tra Berlusconi e Murdoch, tra digitale e satellite e - quindi - tra Rai - Mediaset e Sky.

Nel gruppo di Murdoch sospettano che, visti i precedenti, il conflitto d'interessi del presidente Berlusconi stia tornando a pesare. Non sarebbe la prima volta che l'attività di governo viene declinata in favore di Mediaset: basti ricordare il decreto "salva Rete4" del 2003; gli incentivi statali per i decoder (la società che li distribuisce è controllata al 51 per cento da Paolo Berlusconi) del 2004; la legge Gasparri del 2005; la "ex Cirielli", sempre nel 2005 che, tra le altre cose, consentì l'estinzione del reato per avvenuta prescrizione nel processo "diritti tv Mediaset" e l'ultima, in diretta concorrenza con Murdoch, cioè la legge del 2008 che aumenta l'Iva a Sky dal 10 al 20 per cento.

Anche questa volta Sky ci rimette, visti gli impegni con gli inserzionisti che non potrà rispettare (Chiattelli parla, senza dare le cifre, di un "notevole impatto economico"). E adesso, come sempre finora, si aspetta una contromossa: sul canale numero 129 del digitale - dove avrebbero dovuto trasmettere Cielo - va in onda l'invito ai telespettatori che vogliono "una ventata di aria fresca nella tv italiana" a scrivere al ministero dello Sviluppo economico per protestare contro la mancata autorizzazione governativa.

Il palinsesto di Cielo (via Televisionando)

1) INFORMAZIONE
- Il Tg di SkyTG24 ogni giorno;
- L’Intervista è l’approfondimento domenicale di Maria Latella: ogni domenica alle 11.35 FAD è il magazine che ogni sabato alle 14.35 propone le notizie più importanti della settimana;
- Io Reporter è la rubrica condotto da Marco Montemagno in onda alle 11.35 del sabato.

2) SERIE TV
- Lipstick Jungle: dal 7 dicembre ogni lunedì alle 21.00;
- The Riches: dal 4 dicembre, ogni venerdì alle 23.00;
- Life on Mars: dal 1° dicembre, ogni martedì alle 21.00;
- Burn Notice - Duro a Morire: dal 3 dicembre, ogni giovedì alle 21.00;
- Sons Of Anarchy: dal 3 dicembre, ogni giovedì alle 23.00;
- Buffy L’ammazzavampiri: prossimamente; 24: dal 3 dicembre, ogni giovedì alle 22.00;
- X-Files: dal 1° dicembre la 9a e ultima stagione ogni martedì alle 22.00: dal 1° dicembre dal lunedì al venerdì alle 00.30 tutte le stagioni a partire dalla 1a;
- Boris: dal 4 dicembre, ogni venerdì alle 21.00;
- Donne Assassine: dal 7 dicembre, ogni lunedì alle 23.00.

3) REALITY SHOW
- Essere Valeria: dal 1° dicembre alle 17.00;
- Reparto Maternità: dal 1° dicembre, dal lunedì al venerdì alle 15.30;
- La più bella della classe: prossimamente;
- Italia’s Next Top Model: prossimamente;
- Vuoi Ballare con Me?: dal 5 dicembre, ogni sabato alle 20.00 e dal 7 dicembre, dal lunedì al venerdì alle 17.00;
- Sei più Bravo di un Ragazzino di 5a?: dal 1° dicembre, dal lunedì al venerdì alle 18.00

martedì 26 maggio 2009

Tutto sul Futuro di SKY (e della tv Italiana)..

Ecco due articoli molto interessanti pubblicati da Corriere Economia ieri a firma di Massimo Mucchetti e Edoardo Segantini. Lo speciale l'ho trovato molto interessante.



1) LA SFIDA DI SKY: NEL 2010 PIÙ RICAVI DI RAI E MEDIASET.

Edoardo Segantini per "CorrierEconomia" del Corriere della Sera

Sky si trova al centro di una nuova guerra mediatica, in buona parte determinata dal suo stesso successo. In termini di fatturato, l'anno prossimo secondo IT Media Consulting la tivù di Murdoch potrebbe superare Rai e Mediaset, diventando il «primo polo» televisivo italiano. E forse il più concentrato sull'evoluzione dei gusti del pubblico. «È il pubblico - dice il vicepresidente di Sky Italia Andrea Scrosati sintetizzando la strategia dell'azienda - che sceglierà le piattaforme tecnologiche preferite: l'azienda si adeguerà rapidamente». Ma nel cielo di Sky si addensano le nubi. La Rai potrebbe non rinnovare il contratto che la lega all' azienda guidata da Tom Mockridge, contratto in scadenza a fine luglio, che consente agli abbonati al satellite di ricevere le tre reti Rai e i canali Raisat. Il progetto dell'emittente pubblica, insieme a Mediaset e con una piccola quota di Telecom Italia Media, è infatti quello di lanciare un «secondo polo» satellitare che partirà a luglio - Tivù Sat, la società presieduta da Luca Balestrieri - sfidando il monopolio di Rupert Murdoch.

Rinunciando a un super-Veicolo come Sky, Viale Mazzini farebbe una scelta unica tra i servizi pubblici, che al contrario stanno cercando di utilizzare tutti i canali disponibili per raggiungere il pubblico «là dove si trova» (le parole sono della manager della Bbc Caroline Thomson), e tanto più il pubblico della pay-tv, di alto valore pubblicitario per censo ed età. E proprio l'emittente inglese ha creato un proprio canale satellitare gratuito (Freesat) ma non ha rinunciato a diffondere i suoi programmi attraverso la murdochiana BSkyb. Chi lo ha fatto, in passato, è stata la privata Itv, che poi se n'è pentita ed è tornata a bordo del satellite.

PIATTAFORME - Dal gruppo di lavoro creato dal direttore generale della Rai Mauro Masi starebbe al contrario emergendo l'orientamento a non rinnovare il contratto con Sky sulla base di considerazioni sia economiche (l'effettivo beneficio della presenza Rai sulla piattaforma del concorrente) sia strategiche (l'alleanza con Mediaset in Tivù Sat). In ogni caso, dicono in Viale Mazzini, a giugno saranno effettuate le prove di criptaggio dei nuovi decoder per Tivù Sat, prodotti da Telesystem, Humax e Adb, che da luglio dovrebbero essere in commercio. Quanto a Mediaset, Fedele Confalonieri ha da poco dichiarato che la riflessione, al momento, riguarda soltanto la Rai e che le decisioni del Biscione saranno prese dopo l'estate. Per capire che cosa accade nell'etere bisogna ricordare che in tutti i Paesi la televisione satellitare a pagamento e ora il digitale terrestre stanno guadagnando rapidamente posizioni. Il piccolo schermo è teatro di un grande cambiamento: calano ascolti e ricavi pubblicitari delle emittenti tradizionali mentre cresce il peso della pay-tv e il pubblico si frammenta in mille canali, preferenze e nuove abitudini. È una vera e propria rivoluzione mediatico-pubblicitaria in cui Sky Italia gioca un ruolo da protagonista ma dove anche i concorrenti si muovono verso il digitale e la pay-tv. «Non so - dice ancora Scrosati - quali piattaforme useremo nel 2015. Certo il 31 dicembre 2011 scade il vincolo che ci impedisce di trasmettere via digitale terrestre, quindi dal 2012 potremo usare anche quel canale. Il dubbio riguarda la sua capacità trasmissiva piuttosto limitata, soprattutto per trasmettere alta definizione. E noi sull'alta definizione puntiamo molto, tanto che in un anno prevediamo di raddoppiare i canali in HD». L'altra piattaforma tecnologica è l'Iptv, cioè la tivù via Internet veicolata sui cavi telefonici. «Sky Italia - dice ancora Scrosati - ha fatto una scelta diversa da quella della cugina BSkyb in Inghilterra, (che ha acquisito l'operatore Easynet, ndr): è stata quella di offrire il proprio bouquet sulle tre Iptv nazionali, Telecom Italia, Fastweb e Wind. Lo sviluppo di questa piattaforma dipenderà da due fattori: il primo è ancora il gradimento del pubblico; il secondo è l'effettiva ampiezza di banda che gli operatori metteranno in campo e la conseguente qualità di trasmissione».

OFFERTE MULTIPLE - Riassumendo, Sky vuole utilizzare tutte le tecnologie disponibili: dal satellite, di cui intende conservare il dominio, al digitale terrestre fino all'Iptv. «La ragione che spinge Sky a voler essere presente su tutte le piattaforme tecnologiche - sostiene Augusto Preta, di IT Media Consulting - è duplice: da un lato la quasi saturazione del mercato satellitare italiano, circa il 25%, con 4,8 milioni di abbonati. Dall'altro la non proprietà dell'infrastruttura satellitare stessa, che Sky utilizza affittando i servizi di Eutelsat». In prospettiva, aggiunge l'esperto, la tecnologia più efficace potrebbe essere proprio l'Iptv, unica a offrire al meglio la doppia modalità d'uso della tivù «lineare», il palinsesto a ore fisse, e della tivù a richiesta. Se questi sono i capisaldi strategici, fortissima è l'aggressività commerciale dei Murdoch boys. Come ha scritto il Financial Times giocando sul significato della parola Sky, «l'unico limite è il cielo». Ne sa qualcosa l'ex capo di Tiscali Mario Rosso, che proprio a Londra per mesi ha trattato con «gli australiani » per la cessione di Tiscali Uk a BSkyB, per poi concludere cedendo l'azienda di Renato Soru a Carphone. «In Inghilterra - dice Rosso - mentre oggi stiamo perfezionando la vendita di Tiscali Uk, BSkyb offre ai nostri ex clienti pacchetti super-scontati composti da accesso alla banda larga e tivù. Non a caso nel primo trimestre 2009 hanno acquisito il 40% dei nuovi clienti inglesi alla banda larga. In 18 mesi, con la formula connessione gratis a chi si abbona alla tivù, hanno raccolto due milioni di abbonati».

2 - GLI UTILI SONO IN CRESCITA MA SERVONO PIÙ FONDI.
Massimo Mucchetti per "CorrierEconomia" del Corriere della Sera

La prima televisione a pagamento italiana, Telepiù, ha cominciato a trasmettere nel 1991. Da allora è stata una traversata nel deserto che ha annichilito quattro proprietà: la Fininvest e i suoi 9 soci della prima ora, il gruppo Richemont del sudafricano Johann Rupert, i francesi di Canal Plus e i franco-americani di Vivendi-Universal che Canal Plus avevano comprato. L'Italia, con i sette canali generalisti di Rai, Mediaset e La7, sembrava una terra dov'era impossibile guadagnare come invece facevano le pay-tv nel Regno Unito e in Francia. Eppure, quando una proprietà mollava, ne spuntava subito un'altra. Finché, nell'aprile 2004, Telepiù è passata alla News Corporation di Rupert Murdoch, forse il più brillante e spregiudicato imprenditore internazionale dell'informazione e dell'intrattenimento multimediali.

Con il marchio Sky, che riecheggia BSkyB, cuore inglese dell'impero televisivo della News Corp, la pay-tv italiana ha cessato di bruciare cassa il 30 giugno 2006, ma per dare il primo dividendo ha dovuto attendere la fine del 2008: il 18 dicembre, per la precisione, quando l'assemblea di Sky Italia ha ripartito l'utile di 418 milioni per 218 a riserva e a copertura delle residue perdite pregresse e per 200 milioni a remunerazione del capitale. Ma di questo dividendo, a suo modo storico, Sky Italia non ha dato notizia. Come mai? L'amministratore delegato Tom Mockridge preferisce volare basso. Una Sky percepita come forte sarebbe motivo di preoccupazione per le tv generaliste. E chi si preoccupa poi reagisce. Come dimostra l'attuale resistenza della Rai all'offerta di Sky per avere i programmi di Raisat e RaiCinema per altri 7 anni. E come prim'ancora aveva dimostrato il governo Berlusconi aumentando l'Iva sugli abbonamenti alla pay-tv dal 10 al 20%, una decisione che cancella un'agevolazione fiscale in precedenza richiesta dallo stesso Berlusconi. Togliendo a Sky i loro programmi, soprattutto quelli in chiaro, e trasferendoli sulla loro piattaforma a pagamento, TivùSat, Rai e Mediaset pensano di penalizzare la pay-tv di Murdoch e di dare un possente traino ai loro bouquet a pagamento, che sono, peraltro, solo quelli del Biscione.

UTILI IN CRESCITA - In effetti quella di Sky poteva sembrare una marcia trionfale. Nell'esercizio 2007-08, Sky Italia ha registrato ricavi per 2,7 miliardi di euro con un utile netto di 418 milioni, quasi quanto Mediaset che nel 2008 ha dichiarato un utile di 459 milioni su 4,2 miliardi di ricavi. Certo, Sky si è giovata di 180 milioni imposte differite attive, che derivano dalle perdite pregresse ancora deducibili, e non dalla gestione. Ma è un fatto che, nonostante la crisi e l'aumento dell'Iva, una banca come JP Morgan prevede un utile operativo di 400 milioni per l'esercizio 2008-09 che va a chiudere il 30 giugno. Un margine al quale andranno aggiunti un po' di proventi sulle ormai ricche disponibilità finanziarie. Questi primi passi di marcia trionfale arrivano al termine di lunghe sofferenze. Murdoch è entrato nella pay-tv italiana dalla porta di servizio di Stream, la pay-tv di Telecom, nel 1999. E sono stati dolori fino a quando non ha potuto unificarla con Telepiù, liquidando infine l'ex monopolio dei telefoni con una miseria. Secondo lo stesso Murdoch, News Corporation ha investito quasi 2 miliardi di euro nel capitale della pay tv italiana a partire, appunto, dal 1999. E 10 anni dopo ha portato a casa i primi 200 milioni. Ci vorrà del tempo prima di ripagare quell'investimento. Ancor oggi, il valore di Sky Italia, ai multipli di mercato, si aggira sui 2,5 miliardi, 4 volte il margine operativo lordo. Ma intanto va riconosciuto che il ritorno sul capitale investito è salito al 28% e tende a crescere contro il 16% di Mediaset che tende a calare.

IL TETTO È VICINO - La domanda, a questo punto, è: quanto fiato ha Sky Italia? In teoria, ancora parecchio. Come si vede dal grafico la crescita dei ricavi è molto più veloce di quella dei costi operativi. Di questo passo, in 7 anni, Sky potrebbe arrivare a un risultato operativo di 3 miliardi, 10 volte quello at­tuale. Ma questo genere di proiezioni sono solo un'esercita­zione. La realtà è assai diversa. E dunque il fiato di Sky Italia può essere inferiore a quello che appare. La penetrazione della pay-tv non è infinita e Sky non è più sola sul mercato. Sky oggi ha 4,8 milioni di abbonati e dice che crescerà al ritmo di 300 mila abbonati per ogni anno. Per arrivare ai 9 milioni di abbonati che la Rai indi­ca come spauracchio per rom­pere il rapporto con Sky, bisognerebbe attendere il 2022 e non il 2012. Di più: Sky è pure ottimista. Dice 300 mila per tranquillizzare le banche d'affari che consideravano Sky Italia uno dei settori trainanti per l'intera News Corp e ora sono preoccupate sia per gli effetti della crisi e dell'aumento dell'Iva, che hanno portato il tasso di disdetta degli abbonamenti dal 10 al 15% del periodo gennaio-marzo di quest'anno, sia per la concorrenza che comincia a venire dal Biscione con Mediaset Premium, che, secondo Deutsche Bank, viaggia verso i 470 milioni di ricavi nel 2009 e si avvicinerà al pareggio operativo già l'anno prossimo. Mediaset Premium ha 3,3 milioni di abbonati. Che cominciano a spendere un po' più del pochissimo che spendevano prima. D'altra parte, il numero delle famiglie non è infinito. L'Istat ne conta 23 milioni. Con una penetrazione all'inglese, il bacino teorico è di 10,5 milioni di abbonamenti. Tra Sky e Mediaset siamo già a 8 milioni e, di solito, gli ultimi arrivati sono quelli che consumano meno. La competizione costringerà invece le pay-tv a impiegare maggiori risorse per conquistare e trattenere i clienti: Sky perderà il vantaggio del monopolio, Mediaset Premium non potrà più avere i diritti del calcio al prezzo basso di oggi perché la casa madre ne fa una ricca intermediazione con la stessa Sky.

sabato 21 marzo 2009

Ho visto "un'anteprima" del Fiorello Show... e ho capito perchè farà bene a Sky

Fiorello sarà il Mike Buongiorno della piattaforma Sky
"Battaglia tra Squalo e Caimano" scrive Maltese su Repubblica, "Guerra delle Parabole" si legge in tutti i blog per parlare della nascità di Tivù Sat e la conseguente fuoriuscita dei canali Mediaset e Rai dal pacchetto Sky (passi per Mediaset ma per la Rai sarà più difficile per una serie di motivi legati al contratto di servizio stipulato con il parlamento).
L'affair Fiorello ha aperto il varco per parlare e scrivere di diverse questioni che riguardano il sistema televisivo italiano. Ma se c'è una cosa su cui pochi hanno scritto è l'unico vero motivo per cui a mio avviso Sky ha segnato un punto importante per la sua crescita nel nostro paese investendo sul Fiorello Show e il lancio di Sky Uno.

Ma quale Tv generalista?
Fino ad ora avere Sky voleva dire avere a disposizione tanti canali a propria disposizione e scegliere pacchetti e combinazioni a proprio uso e consumo in grado di soddisfare le diverse attitudini delle famiglie. Ma pur restando un plus della piattaforma d'altro canto la molteplicità dell'offerta porta degli svantaggi: parcellizzazione degli ascolti e frammentazione del pubblico. Ma per avere veramente successo un'esperienza deve essere condivisibile, scriveva Freccero qualche anno fa su Link Tv. Condivisibile vuol dire che la tv deve creare un evento di cui i telespettatori devono poterne parlare il giorno dopo. Se la storia della tv ci ha insegnato qualcosa è che il successo arriva quando tutti parlano della stessa cosa. Nel bene e nel male, per apprezzare o criticare personaggi, programmi e palinsesti.
Volenti o noltenti la free tv per motivo storici e culturali ha da sempre creato e palinsestato eventi televisivi che hanno unito la maggioranza dei telespettatori italiani; lo insegnano persino nelle università: la tv ha unito l'Italia e gli italiani più di quanto abbia fatto Garibaldi, all'epoca di Mike Buongiorno (non è un caso che i due si considerino fratelli di sangue) i cinema si fermavano e le piazze e i bar si sintonizzavano sul programma del momento... per non parlare di Sanremo.
L'esperienza-Fiorello e l'esperienza-Sky
Quello che è mancato a Sky fino ad ora era uno show di intrattenimento unico ed esclusivo, capace di attirare non un pubblico ma molti pubblici, che fosse veramente solo su SKY (il calcio ha un target specifico e comunque viene distribuito su diverse piattaforme e in diverse modalità; le serie da Lost fino a Romanzo Criminale o hanno su Sky la prima messa in onda e poi passano sulle reti free o comunque hanno dei pubblici fidelizzati ma difficilmente possono raggiungereo "i grandi ascolti") e sopratutto che fosse italiano. Il Fiorello Show ha tutte queste caratteristiche e in più ruota attorno ad un fuoriclasse italiano. Sono convinto che ogni puntata del Fiorello Show sarà unica nel suo genere, piena di ospiti a sopresa e il giorno dopo giornali, tv e soprattutto il PUBBLICO avranno di cosa parlare e condivideranno insieme l'esperienza-Fiorello. A quel punto diventerà un must sintonizzarsi sul Fiorello Show e in molti vorranno provare l'esperienza-Sky. Chi vuole scommettere?

venerdì 7 dicembre 2007

E' NATO MOLTOMEDIA

Avevo già scritto di morethanzero (cui parteciperò prossimamente) e oggi tocca a moltomedia.it il laboratorio creativo virtuale (sponsorizzato da Mediaset) "nato per promuovere idee multimediali di alta qualita' in grado di arricchire ed innovare il panorama italiano dei new media." Moltomedia offre la possibilita' di realizzare con l'aiuto di tutti i mezzi di cui si ha bisogno i contenuti digitali declinabili su piu' media: fissi, mobili, internet e televisivi. Come è scritto sul sito "i progetti piu' interessanti avranno l'opportunita' di diventare una produzione Mediaset." Per contattare moltomedia potete cliccare qui. Per leggere il blog del progetto invece cliccate qui.

mercoledì 22 agosto 2007

MEDIASET 2.0 ?

Fa un certo effetto vedere come Mediaset si stia appassionando alle logiche del web 2.0 e alla rivoluzione degli user generated content: dapprima ha lanciato Talent1 e poi ha mandato in onda Festivalbar 2.0
Da quello che si sente dire in giro molti programmi già dalla prossima stagione subiranno un notevole cambiamento e chissà che non vedremo presto una versione duepuntozero di Amici di Maria de Filippi o un update di Matrix con i video di cityzen journalism fatti da tutti noi. Certo Festivalbar 2.0, a parte il nome, non ha nulla di 2.0 (ma proprio nulla) però già il fatto che un programma si appropri di questa "sigla" è sintomo che di questo termine si inizierà ad abusare anche a livello mainstrem e chissà che molte più persone si appassioneranno a questa rivoluzione.

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